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Una Pasqua di Sangue

Spesso percorro le strade appenniniche girovagando senza meta alla ricerca di luoghi nuovi e angoli suggestivi da fotografare. Nei giorni scorsi mi trovavo sulla strada che da Ca’ Marastoni di Toano porta a Cerrè Marabino. Ero passata da lì altre volte, ma non mi ero mai fermata a guardare da vicino quel monumento alla Resistenza sul lato sinistro. Un mazzo di fiori artificiali, scoloriti ed impolverati, davano un po’ di colore alla costruzione in pietra grigia che ricorda uno degli episodi più duri della lotta partigiana nella montagna reggiana.
Un bassorilievo in bronzo con un volto di donna e una targa ricordano il sacrificio della staffetta partigiana “Nadia” Valentina Guidetti, “l’eroina di pasqua”, massacrata dai soldati tedeschi la domenica di pasqua del 1° aprile 1945 nella battaglia di Ca’ Marastoni.

Marastoni

La cappella votiva di Ca’ Marastoni

Fu infatti una pasqua di sangue nel territorio toanese, che costò la vita alla staffetta “Nadia” e ad altri sei partigiani della 284 Brigata Fiamme Verdi, il capitano William Manfredi “Elio” e i partigiani Vito Caluzzi “Taylor”, Ariante Mareggini “Tarzan”, Meuccio Casotti “Agostino”, Ennio Filippi “Lampo” e Valentino Lanzi “Leopoldo”.

Valentina Guidetti, nata a Cavola di Toano il 22 febbraio 1922, si trovò ben presto ad affrontare le difficoltà della vita. La sua infatti fu una storia di sofferenza e povertà, iniziata con la morte di sua madre. Aveva appena quattro anni quando il padre Pellegrino, costretto ad emigrare per trovare lavoro, la affidò ad una famiglia amica del paese insieme ai quattro fratelli.
Crebbe con la passione per la scuola, a cui alternava il lavoro di pastorella, ma all’età di 14 anni dovette a sua volta emigrare a Genova come donna di servizio per sostenere la famiglia.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale decise di tornare al paese natale, scontrandosi presto con la realtà della battaglia che già infuriava anche tra le sue montagne.
Iniziò a guardare con simpatia al nascente movimento partigiano, tanto che cominciò a prestare assistenza ai militari italiani sbandati ed ai primi partigiani che operavano nella sua zona.

FOTO 2

Valentina Guidetti

Si arruolò come staffetta nelle formazioni della Toscana con il nome di copertura “Nadia”, rimanendovi fino al dicembre del ’44, quindi passò con i partigiani reggiani, assegnata al Distaccamento “Orlandini” (*) della 26^ Brigata Garibaldi, dove mostrò molta capacità nei vari compiti di collegamento che le venivano affidati e distinguendosi per impegno, coraggio e dedizione nella lotta armata.
L’epilogo giunse nella notte del 1° aprile 1945. I tedeschi, dopo essere stati ripetutamente respinti sul fiume Secchia alla Gatta, sfondarono le linee partigiane presso Cerrè Marabino giungendo fino al Monte della Castagna ed accerchiando il Distaccamento “Orlandini”.

La giovane Valentina, di appena 23 anni, si offrì volontariamente per raggiungere il Comando del VII Battaglione e chiedere i rinforzi. Incurante del pericolo, riuscì a giungere a destinazione incolume attraversando il fuoco tedesco. Sulla via del ritorno venne però catturata dal nemico, interrogata, percossa e seviziata, ma per non tradire i suoi compagni non rivelò nulla a suoi carnefici, così venne brutalmente uccisa a colpi di pugnale. Il suo corpo, nudo e orrendamente mutilato, venne ritrovato tra i rovi nel tardo pomeriggio dai suoi compagni, i quali decisero di ribattezzare il Distaccamento “Orlandini” con il nome di “Valentina Guidetti”.
Il suo corpo martoriato riposa nel cimitero di Cerrè Marabino.

Tomba

Cimitero di Cerrè Marabino – Qui riposa la staffetta “Nadia” Valentina Guidetti

Nel dopoguerra le fu assegnata la medaglia d’argento al valor militare alla memoria.
Dal 1981 il suo eroico gesto viene ricordato dal monumento dell’architetto Antonio Pastorini, eretto a 200 metri dal luogo del ritrovamento del suo corpo.

Targa

Targa in bronzo sul Monumento alla Resistenza

Nel sessantesimo anniversario del diritto di voto concesso alle donne, il Comune di Sant’Ilario d’Enza ha intitolato all’”eroina di pasqua” la nuova strada che congiunge Via Piacentini con Via Val d’Enza in località Gazzaro.

IN MEMORIA DI TUTTE LE DONNE CHE HANNO PERSO LA VITA A CAUSA DELLE GUERRE

(*) Don Domenico Orlandini, sacerdote, partigiano col nome di Battaglia “Carlo”, fu fondatore e comandante della Brigata “Fiamme Verdi”, d’ispirazione cattolica, che combatté sull’appennino reggiano; fu agente dei servizi segreti inglesi inserito nella 14^ sezione “A FORCE”, per la quale riuscì a tirare fuori dai campo di prigionia italiani ben 3.700 soldati anglo-americani; fu anche referente del comando alleato per i lanci di materiale bellico paracadutato in Emilia. A guerra finita gli fu conferito dal rinato Esercito Italiano il grado di Generale di Brigata, mentre i comandi alleati lo insignirono della “Victoria Cross”, la più prestigiosa onorificenza inglese.
(Da “Il memoriale di don Carlo, l’eroe sconosciuto”, a cura di Giancarlo Giannotti)

 

Bassorilievo

Monumento alla Resistenza – Bassorilievo in bronzo raffigurante Valentina Guidetti

 

Monumento ai caduti di Civago

Il Monumento alla Resistenza di Cerrè Marabino