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Giuseppe Amorotti e la stirpe del brigante Domenico D’Amorotto

Appartengo a quegli animali che amano vivere nella solitudine del deserto o nel più folto e profondo della macchia. Somiglio a quelle piante che, portate dove il sole dardeggia, non si trovano in condizioni a loro favorevoli e soffrono.” Così descrive sé stesso Giuseppe Amorotti, il cantore gentile di Carpineti.

Giuseppe Amorotti

Giuseppe Amorotti, il poeta di Carpineti sulla cavalla Gigia (Foto dal web).

Giuseppe Luigi Mario Amorotti detto “Jusfin” nacque a Carpineti il 13 dicembre 1878 da Domenico Amorotti e Maria Viappiani e, insieme ad altri quattro fratelli (Laura, Francesco, Clotilde e Teresa), costituiva l’ultimo ramo diretto della discendenza di Domenico D’Amorotto, il brigante cinquecentesco le cui vicende storiche in alto appennino reggiano, modenese e Garfagnana, e le varie leggende che aleggiano intorno alla sua figura sono ben note.

Facciamo un passo molto indietro fino al XVI secolo. Domenico De’ Bretti, primogenito dell’oste di Carpineti soprannominato “al moròt”, prese il cognome dal nomignolo del padre e lo trasmise alla sua discendenza, che ebbe inizio in pieno rinascimento per concludersi in tempi moderni.

Il brigante Domenico D'Amorotto

Il brigante Domenico D’Amorotto.

Personaggio molto controverso, dotato di spiccata astuzia, coraggio, gentilezza e cultura al tempo stesso. Suo padre, infatti, aveva fatto studiare i suoi tre figli Domenico, Vitale e Alessandro, tant’è vero che quest’ultimo divenne notaio.
Tralasciando la narrazione degli avvenimenti nel periodo del suo brigantaggio a partire dal 1510, quando uccise un nemico a coltellate nella piazza di Carpineti, Domenico divenne ben presto talmente potente, tanto che nel 1512 si alleò con il governo pontificio che gli concesse in donazione, insieme ai suoi due fratelli e al padre, il feudo di Carpineti e i proventi, i dazi e le gabelle da esso provenienti che la Camera Apostolica riscuoteva in quel territorio.

Il tragico epilogo della sua vita avventurosa si ebbe il 5 luglio 1523, al termine di una strage iniziata il 24 agosto 1522 e passata alla storia con il nome di “guerra dei montanari”. Dapprima ferito in una battaglia sanguinosa sulle rive del torrente Scoltenna da Virgilio di Castagneto, mentre tornava a Carpineti con la sua banda fu ucciso a Corneto di Toano dai nemici Tebaldo Sessi e Antonio Pacchioni. Si racconta che il primo lo trafisse, mentre il secondo gli staccò la testa ed una mano, che furono poi esposte a Spilamberto come monito per i fuorilegge.

Per ben undici generazioni molti suoi discendenti ricoprirono cariche amministrative e di fiducia, quali pretori ed amministratori di feudi, nonché una lunga schiera di notai, medici e sacerdoti fra i quali ricorre spesso il nome di Domenico.

Giuseppe Amorotti era un uomo di grande bontà d’animo, generoso e altruista. Studiò presso il seminario di Marola, ma poi si dedicò all’amministrazione delle sue terre, appassionandosi di agricoltura, silvicoltura e frutticoltura, inoltre dedicandosi personalmente al restauro del palazzo di famiglia a Carpineti. Amava la natura in tutte le sue forme e galoppare attraverso campi e boschi con i suoi cavalli. Dopo la morte di suo padre avvenuta nel 1913, visse per tutto il resto della sua vita con la sua anziana mamma e le sorelle Clotilde e Teresa nella casa natale a Làmola di Carpineti.

Palazzo Amorotti

Palazzo Amorotti in piazza Matilde di Canossa a Carpineti. Vi soggiornarono spesso i Duchi d’Este, che il 22 settembre 1699 concessero a Domenico e Gian Francesco Amorotti “di poter innalzare l’arma estense sopra le porte delle lor proprie abitazioni rispettivamente poste nella giurisprudenza delle Carpinete”. – Foto Rosa Palumbo.

Nel 1905 si candidò alle elezioni comunali nella lista del Comitato Cattolico Costituzionale (Clericali Moderati) e venne eletto consigliere comunale, mentre nel 1908 venne nominato assessore.

Si distinse per il suo estro poetico; non v’era occasione in cui non componesse dei versi: sagre, nozze, avvenimenti importanti, alternando composizioni in italiano e in vernacolo. Era diventato il “cantastorie” di Carpineti, tanto da guadagnarsi l’appellativo di “aedo”, al pari dei cantori della tradizione epica greca. Inoltre era appassionato di scultura; nel 1905 realizzò una teca in legno scolpito e traforato per ospitare la statua di Sant’Antonio, custodita nella chiesa di San Prospero a Carpineti.

Giuseppe Amorotti

Giuseppe Amorotti – Foto Rosa Palumbo dalla lapide nel cimitero di Carpineti.

Il 20 agosto 1931 salvò una donna caduta accidentalmente in un pozzo, Brigida Tagliani. Si fece legare con una fune al petto e si fece calare nel pozzo per trarla in salvo, ma nella risalita rischiò di soffocare a causa del suo peso e di quello della donna, che strinsero la fune fino a togliergli il respiro. Fortunatamente l’incidente si risolse senza gravi conseguenze per entrambi.

Nel 1941 venne a mancare la mamma di Giuseppe.

Purtroppo ebbe in comune con il suo antenato la tragica fine. La mattina del 1° luglio 1944 vi fu una rappresaglia dei soldati tedeschi, che dopo alcune raffiche di mitraglia sparate alle 6.30 posizionarono l’artiglieria sotto il paese di Pantano e aprirono il fuoco alle 8.00 con le granate sul valico della strada del castello delle Carpinete, sul castello stesso e sulla chiesa. Gli abitanti si misero in salvo rifugiandosi al di là del monte. Rimasero in paese solo poche persone, tra cui Giuseppe che, a causa della grave sordità di cui soffriva da anni non udì niente di tutto ciò che stava accadendo, neanche quando una pattuglia tedesca sfondò la porta della sua casetta di Làmola e lo crivellò di colpi lasciando il cantastorie dall’animo buono in una pozza di sangue, come quando Domenico D’Amorotto ebbe la gola squarciata a Corneto quattro secoli prima.

Nel corso del 1945 vennero a mancare per malattia le sue sorelle nubili Clotilde e Teresa, seguite a breve distanza dalla sorella Laura coniugata Bazzani. Nel 1949 si spense nel vecchio palazzo di famiglia anche l’ultimo discendente dell’Amorotto, don Francesco Amorotti, fratello di Giuseppe, curato di Pieve Rossa di Bagnolo in Piano, e poi di Arceto di Scandiano. Si chiude così la storia di una famiglia che ha lasciato un notevole impatto nella storia della nostra montagna, tanto da potersi fregiare di uno stemma araldico in cui campeggia il carpino delle Carpinete.

Stemma Araldico

Lo stemma araldico degli Amorotti – Foto Rosa Palumbo.

Mi sembra doveroso trascrivere una poesia in lingua italiana di Giuseppe Amorotti, dedicata all’antico castello matildico delle Carpinete, in cui menziona l’avo Domenico. Questa poesia fu scritta e rielaborata più volte, ho scelto la seconda versione.

 

IL CASTELLO DELLE CARPINETE

“Dalla vetta del monte Antognano,
radicato sul nudo ciglione,
cui d’attorno scoscende il burrone,
v’è un castello che il tempo minò.

Vi fu un giorno che il forte maniero
suonò d’armi, di corni e nitriti,
cavalieri di ferro vestiti
qui trovaro il piacere e l’onor.

La Gran Dama che vinse il Germano
di sue cure onorato lo rese;
da sue stanze Gregorio difese
la sua Chiesa e i nemici atterrì.

Or lo scoglio è sacrato alla storia,
ma vi regna un silenzio di morte,
esso pure ha subito la sorte
de’ suoi prenci, baroni e Signor.

Più non s’ode calare di ponti,
scalpitar di focosi destrieri,
trar di spade, chiamar di sparvieri
che la preda veloci ghermir.

Ruinâro alla valle gli spalti,
furon tronche sue torri merlate
alle offese del tempo mancate
un insano piccone supplì.

Sovra i resti, nel cielo sperduto,
rotear suole in ronda un falcone,
del castello ecco il nuovo padrone
né lo giunge saetta d’arcier.

Or le torri percosse dal vento
han sinistri singulti di pianto;
il tenace dell’edera manto
solo ad esse è restato fedel.

Or la serpe sua stirpe maligna
cova a sole un giorno correa,
bello in arme o in smagliante livrea,
alle giostre de’ paggi il drappel.

Stende il rovo gli steli pungenti
ove lieta alla danza movea,
tutta grazia e bellezza la dea
di quest’erma e severa magion.

Del rapace notturno il lamento
stride in luogo del canto d’amore,
tace il leuto che il fiero signore
e la dama gentil rallegrô.

Da un’umile chiesetta, che resta
sola in cura nel dì del Signore,
s’ode un canto pietoso che attesta
come passa la Gloria e l’Onor.

O ruine che il forte mio Avo
difendeste in impari tenzoni
e che il forte suo braccio vedeste
atterrare i più forti campioni,

or io spero che mano sapiente
vi ritorni all’antica struttura
e, fra i merli, gli spalti e le mura
giunga l’eco di un tempo che fu”.

Castello delle Carpinete

Il Castello Matildico delle Carpinete – Foto Rosa Palumbo.

Il 26 agosto 1993 sulla Gazzetta di Reggio fu pubblicato questo sonetto del poeta dialettale Eolo Biagini dedicato a Giuseppe Amorotti:


A JUSFIN MURÒT

Amarcòrd ch’jéra ancòra un putinìn,
quànd è paséva cùn clà cavalìna
un pòo sturnèla, che la barusìna
la sbalséva ogni tant int’è giarìn.
A vàdl’è s’à srée dètt ùn omarin
sénsa impurtànsa. Ma là int’la Gurìna,
clà volta ch’è farmè la trutadìna
par santér a sunàar è sgnùr Gigìn,
l’è dvantàa grànd, e cùn la poesèja
cla pàarla d’ì marlòt e d’jisignèu
ch’ì tasènn pr’ascultàar cla meludèja,
l’a détt d’al còse che anch’ai dè d’incoèu
chi gli à santùdi èn sa li scòrda mèja.
…E i sèu pinsér ì dvénten anch’i tèu.

 

TRADUZIONE

Mi ricordo che ero ancora un bambino, quando passava con quella cavallina un po’ bizzosa, tanto che il calesse sobbalzava qualche volta sul ghiaietto. A vederlo, si sarebbe detto un ometto senza importanza. Ma là nella Gorina, quella volta che fermò la sua trottatina per sentir suonare il signor Luigi, è diventato grande, e con la poesia che parla dei merlotti e degli usignoli che tacquero per ascoltare quella melodia, ha detto cose tali che anche al giorno d’oggi chi le ha sentite non se le scorda.
…E i suoi pensieri diventano anche i tuoi.

 

ALCUNI DISCENDENTI TRATTI DALL’ALBERO GENEALOGICO DI DOMENICO D’AMOROTTO

Don Jacobus (Rettore della Chiesa di San Prospero della Vallata, fondatore di un beneficio in detta parrocchia).

Ludovicus Capitanus (Morto sotto Pavia nel 1655, militando nell’Armata del Duca Francesco I).

Don Ippolitus (Prevosto del Castello e Cancelliere della Comunità di Carpineti, vissuto al principio del 1700).

Dominicus, Notarus et Praetor (Fu Podestà e Pretore di Carpineti, Pantano, San Donnino in Montevilla, Busanella, Paullo e Casteldaldo. Visse intorno al 1720).

Marc’Antonio (Pittore. Visse tra il 1720 e il 1780. Delle sue opere sono rimasti alcuni quadri conservati in palazzo Amorotti a Carpineti, nell’oratorio di detto palazzo e nella Chiesa di San Prospero della Vallata).

Dottor Carlo (Governatore, Gudice e Commissario di vari feudi – Carpineti, Levizzano, Pontone, Pantano, Sarzano ed altri. Fu membro dell’Accademia degli “Ipocondriaci” col nome di “Megisto”. Studioso di scienze fisiche e naturali, amico dell’illustre naturalista Lazzaro Spallanzani).

Giovanni Amorotti (Podestà di Bismantova e Casteldaldo, Commissario e Giudice di Viano e Piagna – 1792; Delegato nazionale e Giudice delle Carpinete – 1800; Governatore di Baiso – 1794; Ufficiale del Registro degli atti del dipartimento del Crostolo).

Giuseppe Amorotti (13.12.1878-01.07.1944, Poeta di Carpineti. Fu consigliere comunale nel 1905  e poi assessore nel 1908).

Don Francesco Amorotti (1883-1949. Fratello di Giuseppe Amorotti. Curato di Pieve Rossa di Bagnolo in Piano e Arceto di Scandiano).

 

BIBLIOGRAFIA

Domenico D’Amorotto e la sua stirpe (Dr. Mario Vezzani, 1962)

Poesie (Giuseppe Amorotti, a cura di Giovanni Fontanesi, 1999)

Un nostro poeta di montagna – Giuseppe Amorotti (Il Solco Fascista, Reggio Emilia, anno XVI, num. 70, 20 marzo 1943-XXI)

Giuseppe Amorotti, l’aedo di Carpineti (Strenna Pio Istituto Artigianelli Reggio Emilia, 1991)

Giuseppe Amorotti – L’ultimo cantore di Carpineti (Estratto dal Bollettino Storico Reggiano, anno XXVI, settembre 1993, fascicolo n. 80)

Giuseppe Amorotti, riscoperto “vate” del Castello delle Carpinete (Athos Nobili, Il Resto del Carlino edizione di Reggio Emilia, anno 111, n. 297, 3 novembre 1996)