Mantova, città d'arte e d'acqua

Mantova – Città d’arte ed acqua

In occasione di una proiezione di un mio audiovisivo “Visti da vicino e da lontano” (disponibile anche su questo sito) e relativo al territorio dalla pianura al crinale reggiano, mi chiesero come mai non avevo considerato il territorio della bassa e del PO; risposi che, secondo me, si trattava di un ambiente tutto particolare da descrivere ed inserirlo in un audiovisivo che, di per se stesso deve essere di durata limitata, sarebbe stata una inutile forzatura.

La mia curiosità e il mio desiderio di documentare il nostro territorio mi hanno spinto ad  ascoltare questa osservazione e ho spostato la mia attenzione proprio verso la Pianura Padana, addirittura oltre il Po e per l’esattezza

Mantova

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Tra ciò che unisce il nostro territorio con questa bellissima cittadina vi è anche Lei, Matilde di Canossa.

Figlia di Bonifacio, signore di Canossa e marchese di Toscana, e di Beatrice di Lorena, nacque tra la seconda metà del 1045 e la prima del 1046 probabilmente a Mantova, dove Bonifacio aveva la sua residenza, benché ad onor del vero, altre città vorrebbero rivendicarne i natali.

Ecco, secondo me, alcuni motivi per andare a Mantova:
• e’ la culla del Rinascimento
• è stata la Corte dei Gonzaga
• è Patrimonio dell’Umanità per l’Unesco dal 2008 (Assieme a Sabbioneta)
• è Capitale italiana della cultura 2016
• è immersa in un paesaggio sorprendente che la avvolge tra terra e acqua, tutto da scoprire
• vi è la maestosità naturalistica del Parco del Mincio e la straordinaria simbiosi tra la città dei Gonzaga, l’acqua e la natura tra cui La Riserva Naturale Valli del Mincio e i boschi planiziali del Bosco Fontana, un tempo riserva dei Gonzaga e dove vi fecero costruire una magnifica palazzina da caccia
• la presenza di chilometri di piste ciclabili tra Mantova e provincia, immerse nella campagna e nel Parco del Mincio, rendono uso esclusivo dei ciclisti le sue parti più intriganti, lontano dalle vie di traffico

I LAGHI DI MANTOVA

Lago Superiore

Lago di Mezzo

Lago Inferiore

Lago Paiolo (che fu però prosciugato alla metà del ‘700, così che la città di Mantova si trasformò in una penisola).

Questo sistema idraulico fu creato nel tra il 1188 e il 1199 ad opera dell’ingegnere bergamasco Alberto Pientino che circondava la città.
Tali opere idrauliche, sono un monumento di ingegneria idraulica, antiche di oltre otto secoli, regolano il corso del fiume intorno alla città anche se inducono a pensare che i laghi di Mantova siano “laghi naturali” anziché sbarramenti fluviali artificiali.

LA PRESENZA DEI FIORI DI LOTO

E’ grazie a Anna Maria Pellegreffi, che da giovane studentessa di Scienze naturali, nel 1921 portò a Mantova dall’università di Parma, dove studiava, alcuni rizomi di Nelumbio (Loto) ottenuti da missionari italiani in Cina, e li introdusse nel lago Superiore perché si pensava di sfruttare la farina ricavata dai rizomi per l’alimentazione.
In 90 anni i fiori di loto si sono sviluppati moltissimo, trovando nei laghi il loro habitat ideale, oggi gli Enti locali ed il Parco tengono sotto controllo l’estensione del fiore di loto che è in competizione con altre specie autoctone.

LA LAVORAZIONE DELLE CANNE PALUSTRI – LE ARELLE

Le chiamavano “arlunse”, tessitrici di canne e assieme ai “canaroi”, i raccoglitori di canne palustri, erano i motori dell’economia della palude. Ora di questi antichi mestieri resta vivo solo il ricordo.

 

Passato Presente in Appennino

Il tempo non esiste, è solo una dimensione dell’anima

Niente è così sfuggente come il tempo, così inafferrabile….

Sant’Agostino scriveva che:
«Il tempo non esiste, è solo una dimensione dell’anima.
Il passato non esiste in quanto non è più,
il futuro non esiste in quanto deve ancora essere,
e il presente è solo un istante inesistente di separazione tra passato e futuro.»

Viviamo il presente, senza nemmeno accorgercene, ogni nostra azione non appena è compiuta è già relegata nel passato. L’impressione che si ha  quando si pensa al passato è di qualcosa di ineluttabilmente compiuto  ma è anche indubbio che il passato abbia un’importante influenza sul presente, come se passato e presente possano considerarsi un’unica cosa, o due entità non del tutto separate che si condizioniamo  continuamente a vicenda, a tal punto che il passato può diventare concretamente presente e reale potendolo facilmente distinguere attorno a noi .

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La memoria storica, che sia essa conservata in un testo, in un album fotografico, in un racconto, in un rudere  o altro, testimonia  sia dei fatti più significativi della nostra vita sia delle principali vicende umane. Distruggere la memoria storica equivale a distruggere i fondamenti  della propria identità e della propria continuità nel tempo.

Questa introduzione

Nell’audiovisivo “Passato presente in Appennino”, ho cercato di illustrare come questi luoghi siano  un vero e proprio forziere che custodisce memorie storiche giunte sino a noi da millenni passati, quali ad esempio le testimonianze di  vicende geologiche che hanno plasmato  l’orografia delle montagne, oppure testimonianze  provenienti  da tempi più recenti che ci raccontano di attività e modi di vita ormai del tutto scomparsi (ad esempio:  la coltivazione dei castagneti e gli antichi mulini importantissimi per la produzione di farine alimentari ottenute sia dalle castagne secche che dai  cereali localmente coltivati); ci raccontano di vita dura e difficile dalla quale appena se ne presentava  la possibilità si cercava di fuggire, abbandonando i vecchi borghi sperduti tra le montagne (come nel caso di Sant’Antonio di Frassinoro) per rincorrere i sogni di una esistenza  migliore apparentemente possibile solo trasferendosi  nelle città per lavorare nelle fabbriche; ci raccontano anche di una cultura ricca e spontanea che rivive nelle rievocazioni e rappresentazioni tradizionali come appunto è per il Maggio Cantato.

Le view del sale

Vie del sale tra l’Emilia e la Lunigiana

Le antiche vie di comunicazione tra l’Emilia e la lunigiana che consentivano di attraversare il crinale appenninico ed arrivare al mare, erano percorse dai commercianti ed anche dai contrabbandieri del sale.

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Il sale era merce molto pregiata ed era soggetto a dazi da versare al passaggio delle dogane. Sono stati scelti alcuni percorsi tra i molti che erano frequentati: il passo dell’Ospedalaccio, il passo del Cirone, il passo del Faggio crociato o dei due santi , saranno il pretesto per scoprire luoghi ancor oggi ricchi di storia e cultura, dove la natura grazie all’isolamento e scarso impatto antropico è ancora viva e rigogliosa.

Febbio Seggiovia 2000

Febbio c’è

Buongiorno a tutti gli amici della Val d’Asta.

Oggi condivido la mia gita sul Cusna utilizzando gli impianti di risalita di Febbio.

 

 

Come dice il titolo Febbio c’è! Non perdetevi anche la galleria fotografica che ho preparato per l’occasione.

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A proposito! Per chi vuole fare una esperienza fresca e frizzante come la mia ricordo che gli orari della seggiovia sono dalle 9.00 alle 17.30 (l’ultima discesa è alle 17.30), mentre gli orari del Rifugio del Crinale sono dalle 9,00 alle 17.30 fino al 30/08

Alla prossima su questo blog!

San Pelelgrino in Alpe

Tornar su vecchi passi

Uno splendido video realizzato nel 2014 da Fabrizio Franceschi, la fotografia di copertina di San Pellegrino in Alpe è di Rosa Palumbo.

“Nella Provincia di Reggio Emilia, a Sud della via Emilia, vi erano delle strade che valicando il crinale appenninico, mettevano in comunicazione il versante reggiano con quello Toscano. Si trattava di semplici tracciati percorsi dai viandanti e dai carri, il cui transito nei tratti di montani era reso difficile dall’asperità del terreno od addirittura impossibile dal rigore delle stagioni e dalle nevicate improvvise.

Commercianti, eserciti, Viandanti e anche pellegrini erano i fruitori delle antiche Vie. Nel Medio Evo migliaia di pellegrini affrontarono, per terra o per mare, percorsi lunghi, difficoltosi ed insidiosi per raggiungere i luoghi della fede, in quanto i cosiddetti “cammini del cielo” costituivano il massimo fine esistenziale dell’individuo. Oltre alla famosa Via Francigena, un reticolo di percorsi minori si intrecciavano tra di loro; uno di questi passava da Canossa e proseguiva in direzione di Carpineti, Toano ed il passo San Pellegrino in Alpe.” (dalla didascalia su youtube)

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