I Lupi a Villa Minozzo

Lupi tra noi

L’evento si terrà sabato 9 Aprile 2016 a partire dalle ore 10,00 presso la Bottega culturale “I Mantellini”

Il lupo (Fonte: francochiarabini.it)

Il lupo (Fonte: francochiarabini.it)

Grazie all’impegno del Comune di Villa Minozzo , al sostegno del Parco nazionale Appennino tosco emiliano e alla collaborazione organizzativa del Wolf Apennine Center.

Il lupo (Fonte: francochiarabini.it)

Il lupo (Fonte: francochiarabini.it)

Nel ciclo di incontri “Agri Cultura” che il comune di Villa Minozzo dedica a tematiche agro-ambientali e ambientati dai settori Ambiente e Agricoltura del Comune.

[the_ad id=”1714″]

Pasquettando 2016

Pasquettando 2016

I ragazzi della Croce Verde di Villa Minozzo organizzati nel Circolo Ricreativo “Oltre il Verde” durate le feste pasquali hanno preparato, come ogni anno, un susseguirsi di eventi sotto la bandiera di “Pasquettando 2016”: vendita di uova pasquali equosolidali, lotterie pasquali con ricchi premi presso alcuni bar del Comune di Villa Minozzo e la gara di “Coccino” per la domenica di Pasqua.

27 Marzo 2016

Pasquettando 2016

La vendita delle uova equosolidali avrà luogo nello stand dei volontari in piazza della Pace, durante il mercato settimanale, nelle giornate di giovedì 3 – 10 – 17 – 24 marzo oppure saranno acquistabili tutti i giorni presso la sede in piazza del Volontariato 1.

Bepi de Marzi

Cantare ancora cantare sempre

Bepi de Marzi
Bepi de Marzi. Chiesa di San Pietro Martire in Udine, 17 Dicembre 2011 (Foto natisone.it)

Camminavo alla fine di una estate verso l’Ortigara con Mario Rigoni Stern. Dal sentiero mi indicò un peccio stracarico dei suoi frutti, coni o strobili, non importa il nome. “Vedi, Bepi? sta morendo e vuole mostrare superbamente e pateticamente tutta la sua forza, la sua bellezza. Questa è la struggente poesia dell’addio”.

Il mondo corale italiano non è mai stato così generoso di complessi polivocali come in questi ultimi anni: gruppi dai nomi spiritosi, inattesi o provocatori, ragazze e ragazzi bravissimi, bellissimi, che sanno leggere la musica. Si propongono incontrandosi negli “scambi” e coltivano un pubblico formato sopratutto da cantori di altri cori o da musicisti invitati.

Il pubblico tradizionale che noi dei cori maschili abbiamo goduto per anni e anni non c’è quasi più. E sono mutati di molto i repertori che percorrono le lingue del mondo, sopratutto l’inglese, con un vago ritorno al latino per un linguaggio musicale, melodico e armonico, che richiama le audaci sperimentazioni dei futuristi di cento anni orsono.

La Chiesa, dopo il Concilio che ha cancellato il Gregoriano, la Polifonia, ma anche il dolce cantare devozionale, naviga nel mare del Nulla dando spazio preferibilmente “alle canzonette e alle canzonacce” con testi ridicoli. Nelle messe televisive della domenica, quando comincia il canto e  il suono, ecco l’immancabile voce che vagheggia su argomenti vari, coprendo, annullando l’ascolto delle musiche, belle o brutte che siano, preparate con tanta cura, con il sincero desiderio di comunicare la fede, ma anche di mostrarsi a milioni di telespettatori.

[the_ad id=”1714″]

E gli Alpini? Nelle Adunate c’è troppo chiasso. Da tanti anni il mio sogno è che si possa sfilare cantando, magari anche il Trentatré con quel testo raffazzonato. Invece imperversano i tamburi a segnare il passo dei generosi.

Il nostro cantare è nato a Trento negli Anni Venti, da Pigarelli con i Pedrotti che hanno fatto tesoro delle indicazioni armoniche del musicista Vittorio Gui ispirato dallo scrittore e poeta Piero Jahier: stavano insieme, ufficialetti di compleanno a guerra finita, proprio a Trento. Sono passati cento anni! Qualcuno vorrebbe proporre i “Canti di trincea”, di quell’Inutile Massacro: canti che sono invenzioni a posteriori, rifacimenti, adattamenti, parodie su canti popolari di lavoro o regionali. Ma come si può pensare che nel terrore della trincea si cantasse!

Il nostro raccontare con voci maschili deve ritrovare il vigore della credibilità con la poesia, con presentazioni commosse e felici, coinvolgenti.

Anche se intorno c’è il bosco di pecci stracarichi di frutti.

 

Contributo pubblicato ne' L'Alpino, edizione di dicembre 2015 a pagina 11 

 

Teatro Bismantova

Appennino – “Una terra per viverci” Castelnovo ne’ Monti 22 gennaio 2016

Si è svolta la 13° edizione della Conferenza Regionale per la montagna con la presenza del Presidente della Regione Stefano Bonacini presso il Teatro Bismantova.

Appennino "Una terra per Viverci"
Appennino “Una terra per Viverci”
Appennino "Una terra per Viverci"
Appennino “Una terra per Viverci”

Sono stati relatori il sindaco di Castelnovo ne’ Monti Enrico Bini, il presidente della Provincia di Reggio Emilia Gianmaria Manghi, assessore regionale con delega alla Montagna Paola Gazzolo e gli assessori Simona Caselli (Agricoltura), Andrea Corsini (Turismo), Raffaele Donini (Infrastrutture e Agenda digitale), Palma Costi (Attività produttive).

Il programma per la montagna ha un valore di 700 milioni di euro che vengono così impiegati

Connettere il 100% della popolazione entro il 2020 con la banda ultra larga

Difesa attiva del territorio, la valorizzazione delle risorse naturali e la sua accessibilità (303 milioni di euro).

Attrattività, identità e coesione sociale (150 milioni di euro)

Sviluppo delle imprese del territorio (252 milioni di euro)

Tutto questo perché, come dice il titolo della conferenza,

la montagna diventi una terra per viverci

FONTE: Redacon

 

Penna con la neve

Appuntamenti di Natale 2015

Il Natale nelle parrocchie

Asta Civago Rovolo Morsiano Romanoro Gova Fontanaluccia Gazzano Cervarolo Febbio
Confessioni Mercoledì 23/12 dalle 20.00 Giovedì 24/12 dalle 11,00 a 12,30 Giovedì 24/12 dalle 9,00 alle 10,30 Giovedì 24/12 dalle 14,30 alle 15,30 Giovedì 24/12 dalle 15,00 a 18,00 Giovedì 24/12 dalle 16,00 a 17,00 Giovedì 24/12 dalle 20,00 a 20,30
Messa di Natale (24/12) ore 21,30 ore 23,30 ore 11,30  ore 24,00 ore 20,00 ore 21,00
Messa di Natale (25/12) ore 9,00 ore 10,00 ore 11,30 ore 10,00 ore 11,15 ore 11,30 ore 17,00

Visualizza il programma originale

“Ho chiesto che la Chiesa – ha detto papa Francesco – riscopra in questo tempo giubilare la ricchezza contenuta nelle opere di misericordia corporale e spirituale” (un pensiero inviatoci da don Luigi)

Per festeggiare in compagnia

Il ritrovo è in Asta presso il Bar Mangiafuoco dalle ore 22,00 sotto l’originale presepe costruito con le balle di fieno e le icone dipinte della Sacra Famiglia

Il presepe presso il Bar Mangiafuoco
Il presepe presso il Bar Mangiafuoco

 

 

 

Volantino del pranzo sociale 2015 - Croce Verde di Villa Minozzo

miglioriAMO la VITA

Il corso BLSD in Asta

Il Pranzo Sociale della Croce Verde di Villa Minozzo 2015

Volantino del pranzo sociale 2015 - Croce Verde di Villa Minozzo
Volantino del pranzo sociale 2015 – Croce Verde di Villa Minozzo

 

Il corso che la Croce Verde di Villa Minozzo, nella provincia di Reggio Emilia, sta realizzando presso il nostro comune è arrivato alla prima tappa: l’abilitazione di 16 abitanti della Val d’Asta all’uso del defibrillatore. Il progetto ha già abilitato 100 persone.

Il primo defibrillatore verrà inaugurato nella giornata dell’8 dicembre 2015 e costituisce una tappa importante per la messa in sicurezza della popolazione montana e dei suoi visitatori che vengono da ogni parte d’Italia e del mondo.

Ci piace ricordare, e di questo ringraziamo tutta la Croce Verde di Villa Minozzo ben rappresentata dal suo presidente Elio Ivo Sassi, come questa esperienza dia la possibilità di toccare la solidarietà autentica e il senso di vicinanza.

[the_ad id=”1714″]

Per la condivisione dell’obiettivo di essere protagonisti della nostra vita, della nostra comune sicurezza, della comunità tutta.

Elenco delle persone abilitate in Asta

CHIESI LORENZO BIANCHI MICHELA PIGOZZI DAIANA
CATTANI RAMONA CAMPI MATTIA CANOVI CLAUDIO
PIGUZZI MONIA ZAMBONINI GIAN LUCA CARGNIN LOREDANA
ZAMBONINI ELIO PINTO COSIMA CECCHINI ROSSELLA
UGOLOTTI ANGELA PIGUZZI GIANCARLO RODILOSSO ALESSANDRO
ZAMBONINI VIVIANA

Momenti del corso BLSD
Momenti del corso BLSD

Momenti del corso BLSD
Momenti del corso BLSD

Momenti del corso BLSD
Momenti del corso BLSD

Momenti del corso BLSD
Momenti del corso BLSD
Albireon al WGT 2014 - Bettina Pietschmann

Albireon Live al WGT – 07.06.2014

Tutto nasce nel 2013 quando, con il mio gruppo Albireon, abbiamo pubblicato “Le Fiabe Dei Ragni Funamboli”, un doppio cd cantato in italiano e in dialetto della Val D’Asta: un omaggio alla mia terra e alla sua lingua che avevo in serbo da tanto tempo, ancor più sentito perché concepito nella malinconia dell’emigrante che vive cercando con lo sguardo l’Uomo Morto sdraiato sull’orizzonte a proteggerne il cammino.

L’ottimo successo del disco, la cui prima edizione è attualmente esaurita, doveva poi trovare il suo ideale compimento nell’invito a suonare al festival per eccellenza del mondo Dark, il Wave Gothik Treffen di Lipsia, in Germania.

Wave Gotik Treffen 2014 (da http://maskworld.com/)
Wave Gotik Treffen 2014 (da http://maskworld.com/)

Arruolato Elia Albertini di Casina al basso e dopo alcuni mesi di prove nella pace del borgo di Tizzola, partiamo venerdì 6 Giugno 2014 da Reggio Emilia su una macchina carica di strumenti e di cd; attraversiamo l’Europa con Carlo che si fa dieci ore filate alla guida, per giungere nella tarda serata a Lipsia. Qui iniziamo a respirare l’atmosfera unica del Treffen: ovunque figuri vestiti di scuro, abbigliati da vampiri o dame vittoriane e una ventina di location sparse per il centro città in cui ascoltare musica in tutte le declinazioni del nero.

All’arrivo in albergo veniamo presi in carico dall’organizzazione e trattati subito da star: ci perdiamo nel clima del festival assistendo ad alcuni concerti, ma la stanchezza del viaggio si fa sentire e sprofondiamo in una rilassante notte di sonno sotto il cielo dell’Alta Sassonia.

La mattina dopo è già ora di entrare nel clima del concerto, che si svolgerà nell’ex edificio bancario di Altes Landrasamt, nel cuore di Lipsia. Facciamo colazione vicino a gente come Hocico e Andrew King e non ci sembra vero di essere lì, insieme ad artisti che una tempo potevamo solo vedere sui giornali, a condividere lo stesso palco.
E’ una calda giornata di sole e visto che mancano ancora diverse ore al rendez-vous con il soundcheck, passeggiamo per Lipsia che è davvero bellissima, in un clima allegro e festante, con migliaia di “personaggi in nero” che attendono l’inizio dei concerti visitando la città. Un momento di raccoglimento sulla tomba di Johann Sebastian Bach dentro alla gotica Thomaskirche e rientriamo in hotel, dove una prova generale “unplugged” nella quiete di una camera, ci consente un ultimo ripasso alle canzoni e ci fa sentire uniti e pronti ad affrontare il concerto più importante della nostra vita.

[the_ad id=”1714″]

Saliamo in macchina e Carlo guida attraverso le strade di Lipsia fino al backstage dell’Altes Landrasamt, nel quale i tecnici sono già al lavoro per predisporre il palco e poi tutto scorre molto velocemente: il check di suoni e luci, la sera che inizia a scendere, la competenza e la gentilezza dei fonici e i flash che mi passano rapidi come un time-lapse nella mente sono le immagini del concerto di I-M-R, volti amici provenienti da tutto il mondo tra il pubblico che sfiora le mille unità e riempie il locale, e poi è già ora di un veloce e nervoso conciliabolo dietro il palco e poi il sipario si apre e attacchiamo “Canto Del Vento Lontano” con l’emozione di chi non desidera altro che offrire la propria musica e le proprie canzoni al pubblico.

Lorenzo scuote l’atmosfera sognante
Lorenzo scuote l’atmosfera sognante – Bettina Pietschmann

L’ingresso della batteria di Lorenzo è monumentale, scuote l’atmosfera sognante del brano e comunica una energia che non si allenterà di un momento per tutto il set. Il primo brano sfuma in “Nel Nido Dei Ragni Funamboli” e il basso di Elia macina sicuro e rotondo, mi scalda e mi commuove mentre canto canzoni che ho dentro da una vita, sentire quanto siamo vicini ed uniti sul palco noi cinque.
Non ho bisogno di forzare, la voce esce leggera e profonda, urlata se serve, come quando il secondo brano termine sul grido “Ancora!” e la folla ricambia con un boato entusiasta.
I delicati richiami degli archi di Carlo e riempiono di poesia “Mr. Nightbird Hates Blueberries” e “Fiabe Di Rugiada”, mentre “Il Deserto Dei Tartari” e “Anime d’Autunno” sono cavalcate in cui sembriamo volare, tanta è l’energia che sentiamo sul palco e che il pubblico ci restituisce attraverso gli applausi, l’attenta partecipazione e il silenzio con cui vengono accolte le brevi presentazioni in inglese. Qualcuno tra il pubblico canta i brani insieme a noi…
”Guten Abend Leizpig !” grido e il mio tedesco stentato sembra comunque funzionare…
Il tempo sembra fermarsi e poi accelerare…A volte mi sembra di essere su quel palco da anni, a volte solo da pochi secondi, in realtà è già mezzora che stiamo suonando e arrivano due brani in dialetto della Val D’Asta, “Ninèta” e “La Spusa De Striun” che il pubblico sembra apprezzare in modo particolare.

Albireon al WGT 2014 di Lipsia - Bettina Pietschmann
Albireon al WGT 2014 di Lipsia – Bettina Pietschmann

I riverberi ambientali di Stefano, simili al fruscio del vento tra le foglie, creano la giusta atmosfera per le delicate “Cerbastri”, che evoca il ricordo dei boschi delle Lame Matte e di chi mi portava ancora bambino alla loro scoperta, e “Shrimpy Among The Stars” che vede la partecipazione speciale dell’amico Oliver di Sonne Hagal che canta all’unisono con me anche in “Ala Di Falena”, ode ai sogni e alla poesia di Garcia Lorca, ricevendo un tributo sentito e caloroso da un pubblico che si è fatto incredibilmente folto.

Ma è ora di salutare e lo facciamo nel modo migliore con il valzer furioso di “Prima Del Buio” per un’ultima scarica di adrenalina ed è finita…Un mare di applausi, interminabili, non ci lasciano andar via e noi ringraziamo commossi con un inchino, un groppo in gola…

L’immagine più bella è mio fratello Lorenzo che saluta il pubblico accennando a un brindisi con un boccale di birra e tante mani levate a salutarci, mentre qualcuno già si precipita al banchetto dei cd che registrerà presto il tutto esaurito.
Scendiamo dal palco e siamo euforici, Elia mi abbraccia felice, negli occhi degli altri la consapevolezza di aver lavorato per più di quindici anni per questo momento indescrivibile.

E poi gli autografi, la gente che vuole parlarti e dirti quanto sia stato grande il concerto di Albireon, gli amici italiani, tedeschi, francesi, greci, olandesi…Le altre bands con cui divertirsi backstage e tre grandi concerti ai quali assistere mentre l’euforia diventa pian piano consapevolezza di quanto ottenuto e la tensione diventa lentamente gioia e soddisfazione…Suona l’inglese Sieben e il suo violino fatato…La telefonata a casa per dire a mia moglie e alle bambine che tutto è andato più che bene.

Albireon al WGT 2014 - Bettina Pietschmann
Albireon al WGT 2014 di Lipsia – Bettina Pietschmann
Albireon al WGT 2014 - Bettina Pietschmann
Albireon al WGT 2014 di Lipsia – Bettina Pietschmann
Albireon al WGT 2014 - Bettina Pietschmann
Albireon al WGT 2014 di Lipsia – Bettina Pietschmann
Albireon al WGT 2014 - Bettina Pietschmann
Albireon al WGT 2014 di Lipsia – Bettina Pietschmann
Albireon al WGT 2014 - Bettina Pietschmann
Albireon al WGT 2014 di Lipsia – Bettina Pietschmann
Albireon al WGT 2014 - Bettina Pietschmann
Albireon al WGT 2014 di Lipsia – Bettina Pietschmann
Albireon al WGT 2014 - Bettina Pietschmann
Albireon al WGT 2014 di Lipsia – Bettina Pietschmann
Albireon al WGT 2014 - Bettina Pietschmann
Albireon al WGT 2014 di Lipsia – Bettina Pietschmann
Albireon al WGT 2014 - Bettina Pietschmann
Albireon al WGT di Lipsia 2014 – Bettina Pietschmann
Albireon al WGT 2014 - Bettina Pietschmann
Albireon al WGT 2014 di Lipsia – Bettina Pietschmann
 Restano i volti, la musica, le risate sul palco e nei camerini, tra amici e artisti che coronano un momento irripetibile…Una notte praticamente insonne a rievocare e salvare nella memoria ogni istante del concerto, per conservarlo per gli anni a venire.

Il giorno dopo è un lungo viaggio di ritorno, ancora risate, canzoni, stanchezza, fast food, tankstelle, poi il Brennero, le prime scritte in italiano…Ci salutiamo alla domenica sera, rientrati a Reggio Emilia, ed è come uscire da un sogno e tornare alla vita di tutti i giorni, ma arricchiti dentro e consci di quanto si possa ottenere quando si crede in ciò che si fa.
Mio fratello Lorenzo mi chiede: “Ci saranno altre giornate così gloriose?”.

Dopo il primo concerto dei The Path alla Pagoda di Carpineti, nell’Agosto 1992 a oggi non posso sapere cosa ci riserverà il futuro, ma il nuovo disco “L’Inverno E L’Aquilone” è in stampa e verrà pubblicato a Dicembre 2015 quindi…Perché non sperare?

Davide Borghi
d.borghi1@virgilio.it
https://albireon.wordpress.com

Renato Luciano Fornaciari “Slim” e la Resistenza in montagna

L’appennino reggiano è pieno di lapidi, monumenti, edicole, che ricordano caduti ed eventi legati alla Resistenza, uomini e donne che hanno sacrificato la loro vita per gli ideali di libertà che li accomunava. Noi li vediamo tutti i giorni, ma ormai non ci facciamo più caso. Silenziosi testimoni delle atrocità commesse dagli uomini, aspettano un fiore, un ricordo, una preghiera.
Febbio, chiesa di San Lorenzo. Un’edicola sotto un albero è lì da tempo a ricordare un uomo, uno dei tanti sacrifici che hanno caratterizzato la nostra penisola durante la guerra di liberazione.
Avviciniamoci e leggiamo: “RENATO LUCIANO FORNACIARI PATRIOTA “SLIM” – Reggio 5 aprile 1925 – Febbio 31 luglio 1944”.
Ma chi era “Slim”? Cosa faceva? Da dove veniva?

 

Renato Luciano Fornaciari “Slim” (Fonte: Resistenza Mappe)Renato Luciano Fornaciari “Slim”
(Fonte: Resistenza Mappe)

 

Renato Luciano Fornaciari nacque a Reggio Emilia il 5 aprile 1925 (alcune fonti riportano il 4 aprile).
Giovane studente, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 prese parte alla guerra di liberazione nelle file della Resistenza emiliana arruolandosi il 22 giugno 1944 nella 26ma Brigata Garibaldi. Durante il rastrellamento che, nell’estate del 1944, investì la Repubblica di Montefiorino, “Slim” (questo il suo nome di battaglia), si offrì di raggiungere, per rifornirla di munizioni, una formazione partigiana rimasta isolata. Catturato dai nazifascisti, “Slim” fu seviziato e passato per le armi il 31 luglio 1944. Con il suo nome fu poi chiamata la 26ma Brigata Garibaldi. Fu decorato di Medaglia d’Argento al Valore Militare alla Memoria. L’edicola in sua memoria sorge nel luogo dove fu ritrovato il suo cadavere.

 

Febbio, chiesa di San Lorenzo. L’edicola in memoria di Renato Luciano Fornaciari “Slim” (Foto di Rosa Palumbo)Febbio, chiesa di San Lorenzo. L’edicola in memoria di Renato Luciano Fornaciari “Slim” (Foto di Rosa Palumbo)

 

[the_ad id=”1714″]

Quali furono gli eventi che portarono alla sua cattura?
Facciamo un passo indietro, precisamente fino alla notte del 19 maggio 1944, quando gli eserciti alleati effettuarono il primo aviolancio di armi, materiali, viveri e abbigliamento a favore dei Partigiani accampati presso il centro di addestramento della vicina Lama Golese (la Magulesa).

La settimana successiva, il 24 maggio, venne attaccato da parte dei partigiani il presidio fascista di Villa Minozzo, ma non riuscendo a sopraffare il nemico furono costretti a ripiegare. Il giorno seguente, i fascisti insieme ai rinforzi tedeschi, tentarono di raggiungere la Val d’Asta, ma furono fermati al Ponte della Governara subendo gravi perdite.

 

 

 

Ponte della Governara (Fonte: Resistenza Mappe)Ponte della Governara
(Fonte: Resistenza Mappe)

 

Successivamente, il 9 giugno tentarono inutilmente di riprendere il controllo del presidio di Villa Minozzo e, dal 17 giugno, anche il territorio di Villa Minozzo divenne parte della “Repubblica Partigiana di Montefiorino”, dove si concentrarono circa 5000 partigiani, in maggioranza giovani che si sottrassero al bando di leva decretato dalla Repubblica Sociale Italiana fascista .
Ben presto però scattarono i pesanti rastrellamenti noti come “Operazione Wallenstein”, che interessarono prima l’area a est della Cisa (30 giugno-7 luglio), poi quella a ovest (18-29 luglio), quindi la zona modenese (30 luglio-3 agosto), ponendo brutalmente fine all’esperienza della zona libera della Repubblica di Montefiorino (1 agosto).

 

Abitazione a Villa Minozzo distrutta dai bombardamenti nazi-fascisti.Villa Minozzo in fiamme
(Fonte: Istoreco)

“O tu che peregrino vai per l’erto colle
Sosta su quest’umile sasso
Piega il ginocchio e riverente lo sguardo volgi
Qui un sacrificio avvenne,
Qui un giovane eroe immolò la sua vita
E sacre rese queste pietre del suo sangue intrise
Dal barbaro alemanno fu colpita la carne
Non il suo spirito che eterno aleggierà per queste valli
E quando scenderà dolce la sera
Su questi monti udrai l’eco
Di quei giorni tempestosi
Nei quali il nostro popolo
Per la sua libertà sacrificava i figli migliori”.

(Dalla lapide dedicata a “Slim”)

 

Febbio, chiesa di San Lorenzo. L’edicola in memoria di Renato Luciano Fornaciari “Slim” (Foto di Rosa Palumbo)Febbio, chiesa di San Lorenzo. L’edicola in memoria di Renato Luciano Fornaciari “Slim” (Foto di Rosa Palumbo)

APPROFONDIMENTI:
LA REPUBBLICA PARTIGIANA DI MONTEFIORINO
https://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_partigiana_di_Montefiorino

RESISTENZA MAPPE
http://resistenzamappe.it/

La Forza del Prampa

Forza Prampa!

Forza ragazzi tifiamo per voi

La Forza del Prampa

Franco Chiarabini
Franco Chiarabini
Andrea Guidarini
Andrea Guidarini
Giancarlo Chiarabini
Giancarlo Chiarabini
Luca Fioroni
Luca Fioroni
Mirco Albertini
Mirco Albertini

Vittoria e oro al Campionato Mondiale del Fungo!

A Villa Minozzo una nuova gloria da ricordare!!!

[the_ad id=”1714″]

il 4/10/15

Il gioco di squadra e l’esperienza e la tenacia di tutti hanno avuto la meglio

Stappiamo uno enorme grazie a tutti per la conquistata vittoria

Tutti i risultati della gara

 

 

 

 

Conosciamo la Croce Verde di Villa Minozzo

Conosciamo la Croce Verde

Conosciamo la Croce Verde di Villa Minozzo
Conosciamo la Croce Verde di Villa Minozzo

E’ questo il nome dato al progetto di confronto con la cittadinanza di Villa Minozzo nel quale verranno articolate tutte le attività della Pubblica Assistenza e verrà spiegato il progetto “miglioriAMO la VITA” che mira al posizionamento di diverse colonnine con defibrillatore e materiale per la rianimazione cardio-polmonare sparse per il territorio di Villa Minozzo.

La buona notizia è che nella frazione di Asta, presso la farmacia comunale, verrà installata una colonnina luminosa e riscaldata contenente un defibrillatore che potrà essere usato in caso di arresto cardiaco di un paziente. Questo vitale strumento per la nostra comunità potrà essere utilizzato da chiunque abbia effettuato un idoneo corso per la rianimazione cardio-polmonare. L’inaugurazione della colonnina avverrà nella giornata del Pranzo Sociale di martedì 8 dicembre 2015.

[the_ad id=”1714″]

Il primo incontro

Mercoledì 14 Ottobre alle ore 20.30 in Asta, presso la sede della locale Pro loco
E’ previsto un corso sulla rianimazione cardiopolmonare e defibrillazione precoce a cui ci si potrà iscrivere nella serata

Gli argomenti trattati saranno

CROCE VERDE
Chi siamo e quando ci siamo
Dove operiamo e con chi collaboriamo

SERVIZI
Cosa facciamo e come lo facciamo

PROGETTI
Defibrillatore in colonnine

L’evento è tratto dalla pubblicazione sul sito web della Croce Verde di Villa Minozzo.

 

La Chiesa di San Lorenzo a Febbio dopo il terremoto del 1920

Quando la terra tremò in Asta

7 Settembre 1920, ore 7:56

Un boato. Le urla. Il fuggi fuggi generale. 20 secondi di terrore. Poi, il silenzio assordante della fine di un incubo, rotto dalle urla dei sopravvissuti.

Neanche il tempo di rendersi conto dell’accaduto ed ecco che alle 9:12 sopraggiunse un’altra scossa a dare il colpo di grazia a quello che fino a poche ore prima erano paesi e persone, squassando con violenza le macerie mortali.

La chiesa di San Lorenzo a Febbio (anno 2015).
La chiesa di San Lorenzo a Febbio (anno 2015).

La Garfagnana era in ginocchio. I villaggi di Capraia, Montecurto, Vigneta e Villa Collemandina furono distrutti quasi completamente. Una settantina di paesi (fra cui Fivizzano e Piazza al Serchio) subirono crolli estesi a gran parte del patrimonio edilizio. In altri 160 paesi ci furono numerosi crolli e gravi danni e un centinaio di altre località subirono danni di media entità.

In provincia di Reggio Emilia il comune più danneggiato fu Villa Minozzo, dove numerose frazioni subirono danni ingenti, con crolli ed estese distruzioni. Le frazioni più colpite furono Asta, Coriano e Civago, dove quasi tutte le case crollarono o furono dichiarate inabitabili. Complessivamente, nel territorio di Villa Minozzo un centinaio di case crollarono totalmente, un’ottantina crollarono parzialmente, e un altro centinaio furono gravemente danneggiate o dichiarate inagibili. Oltre 2000 i senzatetto.

Febbio Terremoto 1920, Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia
Febbio Terremoto 1920, Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia

Chiesa di San Lorenzo, Febbio Terremoto 1920, Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia
Chiesa di San Lorenzo, Febbio Terremoto 1920, Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia

Campanile della Chiesa di San Lorenzo, Febbio Terremoto 1920, Disastri sismici in Italia
Campanile della Chiesa di San Lorenzo, Febbio Terremoto 1920, Disastri sismici in Italia

La chiesa di San Lorenzo a Febbio, dal passato già travagliato, fu distrutta.

[the_ad id=”1714″]

Sono passati 95 anni da quel triste giorno. Ormai è un solo un ricordo di chi è ancora tra i sopravvissuti. Qualche discendente conserva la storia vissuta o tramandata conservando anche foto, ritagli di giornale, o magari qualche cartolina d’epoca.

Inviateci il materiale che conservate oppure raccontateci i vostri ricordi, ci piacerebbe fare memoria e condividerla con il mondo intero.

La chiesa di San Lorenzo a Febbio (anno 2015).

Il terremoto del 1920

7 Settembre 1920, ore 7:56

Epicentro a Fivizzano (Garfagnana), magnitudo 6.4 gradi Richter (IX-X scala Mercalli), 171 vittime ufficiali, 650 feriti, qualche migliaio i senzatetto. L’area dei danni fu molto vasta e comprese la Riviera Ligure di levante, la Versilia, le zone montane del Parmense, del Reggiano, del Modenese, del Pistoiese e la provincia di Pisa. Sisma avvertito dalla Costa Azzurra al Friuli e, a sud, in tutta la Toscana, Umbria e Marche, e registrato da tutti gli osservatori italiani ed europei. Alla scossa principale seguirono numerose repliche nelle ore e nei giorni successivi, che cessarono del tutto l’1 agosto 1921. Questi sono i numeri di una catastrofe preannunciata poche ore prima da una scossa più leggera avvertita da tutti e a seguito della quale molta gente dormì all’aperto, limitando il numero delle vittime.

La Garfagnana era in ginocchio. I villaggi di Capraia, Montecurto, Vigneta e Villa Collemandina furono distrutti quasi completamente. Una settantina di paesi (fra cui Fivizzano e Piazza al Serchio) subirono crolli estesi a gran parte del patrimonio edilizio. In altri 160 paesi ci furono numerosi crolli e gravi danni e un centinaio di altre località subirono danni di media entità.

I giornalisti de “La Nazione” furono tra i primi a giungere nelle zone colpite e a descrivere la gravità delle conseguenze della scossa, che in un primo momento furono sottovalutate: “A mano a mano che ci inoltriamo nella regione colpita, tutto conferma, purtroppo, la fondatezza delle prime notizie. I paesi che sono successivamente attraversati dalla nostra macchina, mostrano sempre più gravi gli effetti della formidabile scossa, che ha scrollato tutto il sistema montuoso che corona le valli del Serchio e dei suoi affluenti. E’ una triste teoria di rovine che mette sgomento nell’animo; un seguirsi di scene di dolore e di disperazione che ci procura una pena infinita per l’impossibilità di portare un soccorso e un aiuto, che possa lenire in parte il danno irreparabile dell’immensa rovina.” (La Nazione, 8 settembre 1920).

In provincia di Reggio Emilia il comune più danneggiato fu Villa Minozzo, dove numerose frazioni subirono danni ingenti, con crolli ed estese distruzioni. Le frazioni più colpite furono Asta, Coriano e Civago, dove quasi tutte le case crollarono o furono dichiarate inabitabili. Complessivamente, nel territorio di Villa Minozzo un centinaio di case crollarono totalmente, un’ottantina crollarono parzialmente, e un altro centinaio furono gravemente danneggiate o dichiarate inagibili. Oltre 2000 i senzatetto.

La Chiesa di San Lorenzo a Febbio dopo il terremoto del 1920
Febbio, la chiesa di San Lorenzo e il campanile dopo il terremoto. Le due foto a sinistra provengono dalla Fototeca Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia; la foto del campanile è estratta dallo studio “Disastri sismici in Italia”.

Nell’autunno del 1920 il genio civile montò una tendopoli nella parte bassa della valle, a Castiglione, in modo che le famiglie senza tetto trovassero rifugio. Nel frattempo per affrontare l’inverno furono montate baracche di legno nei paesi più colpiti dal sisma. A Riparotonda alcune famiglie ricostruirono una baracca che avevano preso al Masareto e che era stata abbandonata dai prigionieri austriaci che avevano tagliato legname nella guerra 15-18.

In numerose località le acque si intorbidarono e variarono di portata; nei pressi di Secchio si aprì una profonda spaccatura nel terreno. Dal versante nord orientale del Monte Cusna si staccò una grande frana che investì gli abitati di Asta, Case Stantini, Febbio, Roncopianigi e Riparotonda, aggravando i danni causati dal terremoto, e estendendosi in seguito per una larghezza di oltre 6 km. Nell’ottobre successivo in un avvallamento del terreno prodotto dalla frana si formò un lago.

La chiesa di San Lorenzo a Febbio, dal passato già travagliato, fu distrutta.

[the_ad id=”1714″]

Dagli scritti antichi, la chiesa di “Feblum” risulta esistente già nel 1240. Nel 1426 compare ancora unita ad Asta e nel 1478 a Coriano. Nel 1664 circa fu ricostruita ex novo, ma nel 1852 una slavina la danneggiò gravemente. Nel settembre del 1856 si procedette alla ricostruzione di una nuova chiesa con il concorso pecuniario del Vescovo e dello stesso duca Francesco V.
L’attuale chiesa venne ricostruita nel 1933 in cento giorni. L’edificio si mostra eclettico, con elementi provenienti da repertori stilistici diversi. Nella sommità il fronte presenta infatti un timpano triangolare formato da uno sporto marcapiano di base sormontato da una cornice di coronamento cuspidata e sorretta da capitelli; tale modulo contraddistingue molti edifici religiosi d’epoca rinascimentale e barocca in questa area appenninica. Il rosone rappresenta invece una citazione medioevaleggiante, tema ripreso anche nel campanile, tozzo e massiccio, con una cella a trifore sormontata da una guglia a falde molto inclinate.

Sulla porta maggiore è leggibile l’iscrizione “VETUSTATIS ERGO HABENTE – ABIMO RESTAURATA IV NONAS SEPTEMBRIS- AB ORBE REDEMPTO MDCCCLVI “, in ricordo della ricostruzione della chiesa nel 1856.
L’interno è a pianta rettangolare e, come la precedente, ha tre altari.

Compagnia Maggio Gazzano_x

La tradizione del Maggio (seconda parte)

La tradizione del Maggio (Prima Parte)

Compagnia Maggio Gazzano
Compagnia Maggio Gazzano

Oggi il Maggio è un vero e proprio spettacolo che consiste in una rappresentazione in versi con accompagnamento strumentale, il cui argomento del copione è affidato a trame fantastiche che a volte si ispirano anche a fatti storici. Gli attori e gli autori di questa forma di teatro popolare, chiamati “maggianti” in Toscana e “maggerini” o “maggiarini” in Emilia, sono gli abitanti (contadini, pastori, operai, artigiani) dei paesi dell’Appennino tosco-emiliano dove gli stessi maggi vengono rappresentati. In questi paesi un tempo il Maggio costituiva l’unico divertimento, l’unica forma di spettacolo, che teneva legato l’intero paese durante tutto l’anno.

In Emilia ogni attore ha il suo costume che usa in ogni rappresentazione e lo accompagnerà nel corso di tutta la sua carriera di attore del Maggio. I costumi sono di proprietà degli attori o delle compagnie che raggruppano i maggerini dei paesi dove ancora oggi continua la tradizione del Maggio (Compagnia Maggistica Monte Cusna di Asta, Società del Maggio Costabonese, Compagnia Maggistica delle Due Valli, ecc.) . Sono di velluto nero su cui spiccano stemmi e disegni dai colori vivaci: una giubba con una corta mantellina, pantaloni alla cavallerizza, lunghi gambali, completati da un elmo con pennacchio, una spada di ferro e uno scudo.

 

[the_ad id=”1714″]

 

Il Maggio, fino a qualche anno fa, iniziava con la parata degli attori a cavallo che salutavano il pubblico entrando nel campo di azione; durante il loro incedere inventavano piccole battaglie tra di loro. Le donne che partecipavano al maggio vestivano gli abiti della festa o della domenica in quanto non c’erano i soldi per preparare anche per loro l’abito di velluto. Il Maggio era l’avvenimento del paese, durava parecchie ore ed era sempre sponsorizzato da un oste o da un ristoratore; questi offriva il vino e  assicurava lo spazio per la rappresentazione delle scene. L’uscita di scena, dopo la rappresentazione, era svolta da tutti i maggiarini che, incolonnati ed a passo di marcia, salutavano il pubblico.  L’avvenimento del Maggio era molto sentito dalle giovani del luogo: dopo la rappresentazione  i maggiarini tornavano a scegliere la ragazza che gli facesse da compagna al ballo serale del Maggio.

Oggi la lunghezza dei copioni varia dalle due ore e mezza alle tre ore e mezza, durante le quali vengono combattuti duelli con urti degli scudi ad ogni assalto e sonetti e ottave si alternano a polka e mazurca.

Il Maggio “è tutta la comunità dei piccoli centri montanari che si raccoglie per far festa. Una festa di sole, di colori, di profumi, di luce e in mezzo a tutto questo un gioco serio e impegnato che riflette la propria vita nelle sue più profonde aspirazioni” (Walter Cecchelani, Tesi di Laurea, 1966-67).

Camminata della Val d'Asta 2010 - Partenza

XXXII Camminata della Val d’Asta

Sabato 15 agosto 2015

Risultati Fatti e Immagini

Risultati e fotografie da ModenaCorre grazie a Tetyana Bilotserkovska

La Camminata della Val d’Asta di Nerino Cerri per ReggioCorre. Uno splendido video!

La Camminata 2015 su Podisti.Net

[the_ad id=”1714″]

Ritrovo ore 8.30 presso la Pro Loco Val d’Asta, località Piana Case Balocchi a Villa Minozzo

Partenza ore 9.30

Iscrizioni fino a 15 minuti prima della gara

Quota di iscrizione €1,50 ciascuno

Percorsi: 

  • Corto 3,7 km. Settore competitivo giovanile e camminatori
  • Lungo 9,2 km. Settore competitivo adulti e non competitivo

QUI’ IL MANIFESTO COMPLETO

Camminata della Val d'Asta 2010 - Partenza
Camminata della Val d’Asta 2010 – Partenza
Camminata della Val d'Asta 2010 - Partenza
Camminata della Val d’Asta 2010 – Partenza
Camminata della Val d'Asta 2010 - La gara
Camminata della Val d’Asta 2010 – La gara
Camminata della Val d'Asta 2010 - Ristoro
Camminata della Val d’Asta 2010 – Ristoro
Camminata della Val d'Asta 2010 - Una premiata
Camminata della Val d’Asta 2010 – Una premiata

 

[the_ad id=”1714″]

 

OSSERVATORIO ASTRONOMICO PIERINO ZAMBONINI

L’Osservatorio Astronomico Pierino Zambonini

Vivere la montagna in modo diverso si può.

Lo sanno bene gli appassionati di astronomia, che hanno scelto l’alto appennino reggiano come una delle mete preferite per le loro osservazioni notturne.  Grazie infatti all’altitudine, all’atmosfera limpida, e alla lontananza dai centri abitati e dall’inquinamento luminoso, il nostro Appennino rappresenta uno dei migliori siti astronomici in Italia.

In Val d’Asta,  da oltre 10 anni è in funzione l’osservatorio astronomico Pierino Zambonini, dedicato al noto astrofilo valdastrino fondatore dell’osservatorio, che è parte integrante, insieme alla stazione meteorologica, del Centro di Documentazione “Il Tempo e le Stelle” del Parco del Gigante.

[the_ad id=”1714″]

La Cooperativa Futuralpe, che gestisce l’osservatorio, organizza serate di osservazioni astronomiche, guidate dagli esperti dell’Associazione Reggiana d’Astronomia (A.R.A.) di Castelnovo di Sotto, che con spiegazioni adatte ad un pubblico variegato, dai bambini ai curiosi e ai più esperti del settore, regaleranno un modo unico ed appassionante di vivere la natura e di apprendere i segreti del nostro universo.

La cupola motorizzata di 3,5 mt. di diametro è

OSSERVATORIO ASTRONOMICO PIERINO ZAMBONINI
OSSERVATORIO ASTRONOMICO PIERINO ZAMBONINI

posta a 1110 metri di quota s.l.m. in località Rescadore, vicino al “Centro Meteo-Febbio”, agli impianti di risalita di Febbio 2000, alla scuola sci, al maneggio “La Sprella Ranch”, e al Camping Febbio 2000, ed ospita un telescopio catadiottrico di 32 cm, automatizzato nei suoi moti di ascensione retta e declinazione, con un rapporto focale 1/10 che rende lo strumento adatto per diversi tipi di osservazioni e per l´uso fotografico. Annessa all´osservatorio vi è una foresteria dotata di attrezzature informatiche collegate al telescopio.

In Val d’Asta non ci si annoia mai! Se cercate un’alternativa alle solite serate, provate per una volta a stare con il naso all’insù…

Osservatorio Astronomico Pierino Zambonini
42030 Località Rescadore  – Febbio di Villa Minozzo – (RE)
0522 800323 – info@futuralpe.it

 

XVIII Festa della Croce Verde di Villa Minozzo

La nostra Croce Verde compie 18 anni, la nostra croce verde diventa maggiorenne.

8_agosto_2016

“La Croce Verde di Villa Minozzo, è la Pubblica Assistenza più longeva della montagna Reggiana e la seconda della provincia. Inoltre, essa è da sempre molto radicata con il proprio territorio, promuovendo numerose iniziative nell’arco dell’anno, passando dal benefico al puro intrattenimento.”

Croce Verde di Villa Minozzo (I fondatori)
Croce Verde di Villa Minozzo (I fondatori)

Per noi la Croce Verde di Villa è Il Servizio del nostro comune; con la Croce Verde sempre attiva siamo sicuri per la salute dei nostri vecchi e andiamo sereni alla ricerca di natura, funghi, soggiorni salutari; grazie ai molti servizi che assolve noi siamo grati alla Croce Verde di Villa Minozzo.

Sassi Presidente
Sassi Presidente
Orchidea maggiore

Le orchidee spontanee in Val d’Asta (Seconda Parte)

Le orchidee spontanee (Prima parte)

Le orchidee spontanee si possono trovare lungo i margini stradali, i tratturi brecciati e non, nei prati e pascoli incolti, nelle pinete e nei boschi di querce, in ambienti ruderali, in ambienti umidi, stagni e paludi.

Per approfondire lo studio delle orchidee andate a vedere il sito del Gruppo Italiano per la Ricerca sulle Orchidee Spontanee – G.I.R.O.S.  E’ possibile inoltre partecipare alle loro uscite in cerca di questi fiori preziosi

ORCHIDEA MAGGIORE (Orchis Purpurea)

Orchidea maggiore
Orchidea maggiore, vive nei prati e pascoli, radure, cespugli, boscaglie, bordi dei sentieri, argini dei corsi d’acqua da 0 a 1300 metri di quota. Fiorisce da aprile a giugno.

ORCHIDEA SAMBUCINA (Dactylorhiza Sambucina)

 

Orchidea Sambucina
Vive nelle praterie d’altitudine, prati, cespuglieti, boschi luminosi e radure su suolo basico o debolmente acido, tra 500 a 2000 metri. Raramente scende fino a 300 metri e sale sino ai 2300. E’ presente in tutta Italia compresa la Sicilia e anche in Corsica mentre risulta assente in Sardegna. Fiorisce da aprile fino ai primi di luglio.

ORCHIDEA MASCHIA (Orchis Mascula)

Orchidea Maschia
Vive nei prati, margini dei boschi, boschi radi, macchie, cespuglieti da 0 a 2400 metri. Nel meridione d’Italia fino a 3000 metri. Predilige soprattutto i terreni calcarei ed è presente un po’ in tutta l’Italia risultando però rara nelle zone pianeggianti. E’ comunque l‘orchidea più comune nel nostro paese. Fiorisce da aprile a giugno.

ORCHIDEA OMICIATTOLO (Orchis Simia)

Orchidea Omiciattolo
Vive nei prati, macchie, bordi delle strade, boschi radi, cespuglieti, radure su suolo per lo più calcareo da 0 a 1200 metri di quota. Presente in tutta Italia tranne in Valle d’Aosta, Puglia, Sicilia e Sardegna; nonostante questo è pianta nel complesso rara. Fiorisce da aprile a giugno.

ORCHIDEA MACCHIATA (Dactylorhiza Maculata)

Orchidea Macchiata
Vive nei prati umidi, boschi di latifoglie, radure sia in ombra che in pieno sole da 0 a 2200 metri. E’ una delle orchidee più comuni in montagna e in Italia è presente in tutte le regioni isole comprese. Fiorisce da maggio a luglio.

OFRIDE DI BERTOLONI (Ophrys Bertolonii Moretti)

Ofride di Bertoloni
Vive nelle praterie aride, pascoli sassosi, cespuglietti, garighe, bordi dei boschi radi e asciutti su suolo calcareo da 0 a 1000 metri. In Italia è presente al centro sud, in Sicilia e in Emilia Romagna, nonostante questo resta nel complesso rara. Fiorisce da marzo a giugno.

PLATANTERA VERDASTRA (Platanthera Chlorantha)

Platantera Verdastra
Vive in boschi luminosi, cespuglieti, pascoli, radure da 0 a 1800 metri su suolo indifferentemente acido o basico, asciutto o umido. E’ presente in tutta Italia tranne in Sardegna. Al meridione è più rara rispetto al nord. Fiorisce da aprile a giugno.

ORCHIDEA PIRAMIDALE (Anacamptis Pyramidalis)

Orchidea Piramidale
Vive nei prati collinari, bordi delle strade, cespuglieti, più raramente nei margini luminosi dei boschi da 0 a 1400 metri di quota. Abbastanza comune in tutta Italia, isole comprese. Fiorisce a maggio e giugno. Anche a marzo nella fascia mediterranea e talvolta fino a luglio nelle zone montuose.

BARLIA DI ROBERT (Barlia Robertiana)

Barlia di Robert
Vive in cespugli, prati, garighe, boschi termofili, scarpate, bordi delle strade da 0 a 1000 metri. Presente in Italia in tutte le regioni tranne Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo e Molise. Nonostante l’ampio areale presenta stazioni sempre molto localizzate spesso con pochissimi esemplari. Appare comunque più frequente al sud, sulle isole, nella Liguria Occidentale e in Toscana. Fiorisce da dicembre ad aprile. E’ una delle orchidee più precoci: nelle aree mediterranee può fiorire già a dicembre.

NIDO D’UCCELLO (Neottia Nidus Avis)

Nido d'uccello
Vive in boschi freschi e ombrosi di latifoglie, soprattutto faggete, su suoli basici o neutri e ricchi di humus da 0 a 1600 metri di quota. In Italia è presente in tutte le regioni. Fiorisce da maggio a luglio.

 

 

Orchidea maggiore

Le orchidee spontanee in Val d’Asta (Prima Parte)

Il cartello “Benvenuti in Val d’Asta” accoglie chi percorre in auto la strada che da Villa Minozzo conduce verso il mio Paradiso.

Spesso viaggio in auto verso la Val d’Asta, percorro la strada sul secchiello trasognando la natura, la neve, le montagne, e subito porgo lo sguardo al di fuori del finestrino in cerca di tutto ciò; i miei occhi vagano al di là del finestrino cercando di scorgere il profilo del Gigante addormentato, la vetta del Monte Penna e lo spettacolare Flysch del Monte Torricella. Ma questo “guardare in aria” spesso distoglie l’attenzione da alcuni piccoli particolari che sono molto vicini a noi: quelle piccole macchie di colore che in primavera fanno capolino nell’erba e che, all’occhio dei più, passano totalmente inosservate. Ma sì, direte voi. Sono solo fiorellini di montagna.

Orchidea Maschia
Orchidea Maschia

Soffermiamoci un attimo ad osservare questi fiorellini di montagna. Quando andiamo in giro per i monti, che sia per un giro in automobile o per un’escursione, possiamo rendere sacro il nostro tempo: l’interesse per i particolari. Impariamo a guardare con occhi diversi l’ambiente che ci circonda, perché fare un giro in macchina o un’escursione non significa soltanto arrivare da qualche parte o raggiungere una vetta. Lasciamoci guidare dalla curiosità, come fanno i bambini. Scopriremo che alcuni di quei fiorellini di montagna non sono semplici fiori, ma orchidee spontanee dalle forme più varie e strane e dall’architettura straordinaria e, a volte, misteriosa. Rimarremo stupiti da questa parte del mondo vegetale tanto bella quanto vasta nelle sue varietà.

Orchidee, quei bellissimi fiori esposti nelle vetrine dei fiorai ma di provenienza equatoriale, di notevoli dimensioni e colori vistosi, ma ben diverse dalle orchidee europee di dimensioni più ridotte, dalle forme più diverse e con colori ugualmente paragonabili alle loro cugine esotiche.

Le Orchidee spontanee sono protette da normativa sia nazionale che internazionale. Tutte rientrano nell’Allegato I della Convenzione di Washington del 1973, denominata CITES, che regola il commercio delle specie di flora selvatica minacciata di estinzione. Tale normativa è stata successivamente recepita anche dall’Italia, che ha sottoposto le Orchidee spontanee a controllo totale, vietando rigorosamente l’importazione, l’esportazione, il trasporto e la detenzione di piante, semi o parti di piante raccolte in natura. La tutela delle singole specie, a livello nazionale, è demandata alle Regioni. In Emilia Romagna la Legge Regionale 24 gennaio 1977, n. 2, art. 4, stabilisce quali sono le specie protette della regione.

Orchidea Sambucina
Orchidea Sambucina

Ma dove possiamo trovare le orchidee in Val d’Asta? Lungo i margini stradali, i tratturi brecciati e non, nei prati e pascoli incolti, nelle pinete e nei boschi di querce, in ambienti ruderali, in ambienti umidi, stagni e paludi.

Orchidea Sambucina
Orchidea Sambucina

In attesa della prossima puntata vi invito a cercare esemplari di orchidee spontanee lungo i vostri tragitti.

Franco Chiarabini

I funghi in Val d’Asta

Franco Chiarabini
Franco Chiarabini

Ciao amici della Val d’Asta, è ora di spolverare il cesto e di lucidare la zanetta. Gironzolando di quà e di là arriviamo in Pian del Monte, ma se ci troviamo al lagaccio ne troviamo sicuramente…Sono un po povero di suggerimenti? Rimedio subito. Ecco un elenco non esaustivo di dove trovare i funghi da queste parti: dicevo lagaccio e poi le prese, lama grassa, orneto, bardella, lago dei cavagnini, bodeccio, pradaccio, i Ronchi e Pian Vallese.

I funghi che si trovano quì intorno sono prugnoli, galletti, aereus della quercia, pinophilus del pino, aestivalis, e il re porcino.

[the_ad id=”1714″]

Vi invito a procurarvi i tesserini per la raccolta funghi e di leggervi il regolamento che ho messo a disposizione sul mio blog.

A presto su queste montagne.

 

Franco Chiarabini

La Val d’Asta e il Parco dell’Appennino Tosco Emiliano

La Val d’Asta è situata all’interno del parco dell’Appennino Tosco Emiliano e nasce nel 2001 con decreto del Presidente della Republica del 19 Maggio.

Del parco fanno parte 16 comuni: 3 della provincia di Lucca (Giuncugnano, San Romano in Garfagnana, Villa Collemandina), 5 della provincia di Massa Carrara(Bagnone,Comano,Filattiera,Fivizzano,Licciana Nardi), 2 della provincia di Parma(Corniglio,Monchio delle Corti) e 3 della provincia di Reggio nell’Emilia (Castelnovo ne’ Monti, Ventasso , Villa Minozzo); Ventasso è il nuovo comune che comprende Busana, Collagna, Ligonchio e Ramiseto.

Web Cam del Parco
Le Webcam del Parco

Il paesaggio si sviluppa dalle cime alte e imponenti, che vanno anche oltre i 2000 metri, del Monte Cusna, del Monte Prado e dell’Alpe di Succiso fino alle brughiere ed alle foreste in quote più basse.

Il paesaggio del Parco dell'Appennino Tosco EmilianoApprofondisci il paesaggio del Parco

La flora del Parco Nazionale è un complesso di ambienti, di brughiere e praterie, di boschi di faggio e di quercia, di castagneti e di preziose torbiere.
L’incredibile varietà floristica comprende specie endemiche, artico-alpine, mediterranee ma anche relitti glaciali e specie rare come la Primula appenninica, il Rododendro, la Genzianella, il Salice erbaceo, la Silene di Svezia e molte altre ancora.

La flora del Parco dell'Appennino Tosco EmilianoApprofondisci la flora del Parco

La fauna è della più variegata: il lupo, l’aquila, il cervo e il falco pellegrino; il capriolo la poiana e tanti altri.

La fauna del Parco dell'Appennino Tosco EmilianoApprofondisci la fauna del Parco

Per il Monte Penna
Carte, guide e altre pubblicazioni (R.Palumbo)

L’accesso al Parco è garantito tutti i giorni dell’anno ed è supportato da una infrastruttura ben architettata costituita dalle Porte del Parco, spazi di sosta e di informazione presso punti panoramici in corrispondenza delle principali strade di accesso al Parco; dai Centri Visita, concepiti per accogliere, raccontare il Parco e le sue peculiarità, informare e proporre esperienze autentiche; dagli Info Points, strutture distribuite nel territorio, luoghi in cui trovare in maniera semplice e accessibile informazioni sul territorio del Parco e dei suoi comuni.

Ma il Parco dell’Appennino Tosco Emiliano è anche Sport, Natura e tempo libero

 

[Questo è un articolo volutamente incompleto: attendiamo i vostri contributi per integrarlo di notizie, foto e suggerimenti]

 

Un arrivederci a presto da queste parti a tutti!!!

Estate 2015

Eventi in Val d’Asta 2015

Estate 2015

E’ finalmente cominciata la stagione per turisti e affezionati dei nostri monti; insieme gusteremo, giocheremo, ci affaticheremo su per i sentieri e giù per fiumi e cascate, danzeremo a mille altre attività.

Diamo un saggio

Giugno

Per chi ama tenere allenate le ganasce polentata e tortellata in Asta (il 6 e il 29); mentre per gli amanti del moto, comunque inteso, la SOCIETA’ SPORTIVA “PASSI DA GIGANTE” organizza la Prima Mangialonga di Febbio (il 14)

Luglio
Asta celebra la tradizionale escursione al rifugio dedicato a “Leardo Zambonini” in Vallestrina con grigliata in gran finale (il 5)

Agosto
Asta propone
il giorno 1 un barbecue in Lama Golese (occorre mettersi le scarpe da trekking perché ci sarà da camminare)
il giorno 2 la rappresentazione del Maggio realizzata dalla Compagnia Maggistica Monte Cusna
il giorno 6 propone la commedia dialettale con Silvia Razzoli
il giorno 9 torna l’escursione UISP con pranzo
il giorno 12 escursione alla torbiera delle maccherie
il giorno 13 serata di ballo con Lele Band
il giorno 14 la consueta e tradizionale sfida al Campaccio con La Corrida
il giorno 15 la XXXII Camminata della Val d’Asta
il giorno 22 Serata di Solidarietà per Ematologia

Febbio propone
il giorno 10 la Sagra di San Lorenzo – Notte sotto le stelle

Settembre
Asta propone la polentata di chiusura il giorno 5, mentre Febbio propone la festa della patata il giorno 25.

A noi piace anche segnalare le seguenti manifestazioni

a Costabona il Gruppo “Per non dimenticare” canta “Marzo 44” di Marco Piacentini il giorno 12 Luglio

La serata spensierata di Cerré Sologno il giorno 18 Luglio

 

Musica arte e storia
Minozzo, convegno “Il patrimonio artistico e culturale della Pieve di Minozzo e delle chiese del minozzese” con Mons. Ghirelli il giorno 2 Agosto
Villa Minozzo, Concerto d’estate della banda di Villa Minozzo il giorno 11 Agosto
Minozzo, rievocazione storica del restauro della rocca il giorno 22 Agosto
Villa Minozzo, XIV Rassegna Corale il giorno 10 Settembre

Il Maggio
a Costabona “Isoletta” di Romolo Fioroni, con la Compagnia del Maggio Costabonese il giorno 19 Luglio
a Gazzano “Il sentiero degli inganni” di Miriam Aravecchia, con la Compagnia Maggistica Delle Due Valli il giorno 26 Luglio
a Villa Minozzo Giornata di chiusura della Rassegna del Maggio con sfilata per le vie del paese delle compagnie il giorno 30 Agosto

Per i bambini (e non solo)
Torneo di calcetto a Morsiano per ragazzi dagli 8 ai 12 anni il giorno 2-15 Agosto
Sologno narra: narrazioni e giochi per bambini nei giorni 8 16 e 17 Agosto
Santonio di Coriano Bimboland il giorno 9 Agosto

Funghi funghi funghi a Civago il 12 e 13 Settembre

E poi: chi ha detto che Estate è solo mare?

Prugnoli

I prugnoli e nonna Lavinia

Caro amico della Val d’Asta io questa sera ti parlo del Prugnolo, e il Prugnolo vale tutta l’attenzione possibile, ma partiamo dall’inizio. Ho trovato una donna di Po un paese vicino a Fivizzano che ama andare per funghi, e trova anche i Prugnoli; questo mi ha riportato a quando ero giovane e nei nostri boschi si raccoglieva di tutto.

Prugnoli
Prugnoli

Il Prugnolo era il primo raccolto del sottobosco e da poco si era sciolto la neve, andare per funghi era una liberazione, un assaggio di libertà dal freddo e dal disagio della neve, era anche una fonte di guadagno, i Prugnoli trovati si portavano all’osteria “dalla Rosa” la quale alla Domenica li rivendeva ai suoi commensali che arrivavano dalla bassa, così eravamo tutti soddisfatti e si poteva alleggerire anche il conto della spesa, perché devi sapere che di lire ne giravano veramente poche e tutti o quasi facevano gli acquisti facendo segnare l’importo di spesa pagando poi appena era possibile.

Anche questo nel mio girovagare me lo ero dimenticato e solo grazie a una donnetta minuta che mi ricorda molto mia nonna Lavinia, morta molto vecchia o così mi sembrava, mi ha fatto ricordare questi particolari, e associato ai primi Prugnoli mi viene da ricordare la tradizione delle uova colorate per Pasqua, uova quasi sempre colorate di rosso, e trovare l’uovo più duro era la soddisfazione di chi lo possedeva.

 

Adriano

 

 

Monte Orsaro

Santìn d’Montarsara

Non è una fola, ma un episodio realmente accaduto, raccontato, come trasportato alle orecchie dell’autore.

FATTO ASSURDO PER OGGI GIORNO, MA  ALL’EPOCA, PURTROPPO, ACCADEVANO SUL SERIO. IL TUTTO POSTO IN UN QUADRO DI VITA FAMILIAR, DELL’INIZIO DEL SECOLO SCORSO:

“Santìn d’Montarsara

“Santìn” di Monteorsaro, faceva parte di una di quelle poche famiglie di Monteorsaro, che non vivevano di sola pastorizia, ma di quel poco che la terra, a quell’altezza, poteva dare, e cioè: patate, segale e pochissimo altro. In più, facevano i taglialegna, i carbonai ed erano maestri artigiani nella costruzione di oggetti per il lavoro e per la casa in legno di faggio.

Monte Orsaro
Scorcio dell’abitato di Monteorsaro di molti anni fa, forse di quell’epoca in cui si svolse quest’episodio.-(La foto è tratta da una pubblicazione: “ARCHITETTURE SPONTANEE NEL REGGIANO” DI Giambattista Iotti ed edito da Coop. Operai Tipografi di Reggio Emilia del 1979, per conto della Banca di Credito Popolare e Cooperativo di Reggio Emilia)

Le poche pale di legno per splare la neve che si trovano ancora in Val d’Asta, la maggior parte di esse, assieme a ‘vassure’ o ‘pistarelle’ per la battitura del grasso di maiale, tutti oggetti di casalinga dimestichezza, non più di uso nelle nostre case e cucine, sono state eseguite da “Santin da Muntarsara” e da altri taglialegna anch’essi sempre del paese il più alto della Val d’Asta.

 

“Santìn” viene ricordato per la sua irascibilità ed anche per l’ubriachezza, che ‘erano di moda’ in quegli anni. Parliamo degli anni 1925/26 circa. Quasi cento anni fa.
Il nostro capofamiglia di Monteorsaro, aveva fatto fare a sua figlia “Minghina”, che all’epoca era una giovinetta di 15/16 anni, un paio di scarpe nuove al calzolaio di Roncopianigi, tale “Giovannella”.-
Allora le scarpe non si compravano ancora nei negozi, ammesso che in zona ci fossero stati, ma si facevano fare a bravi artigiani calzolai che, se non in tutti i paesi, ma in molti paesi si trovavano.- Questi creatori, quasi artisti, con tenacia e fantasia inventiva, portavano avanti le loro attività piene di dignità, dentro a quelle piccole, a volte piccolissime botteghe. Erano, quasi sempre buie ed affumicate dai fumi del cuoio “e’ cûram” abbrustolito per ingentilirlo o dagli spaghi scaldati sopra a piccoli lumicini accesi di stoppia, alimentati a “canfìn”, al fianco dei loro banchetti di lavoro.

 

Monte Orsaro
Altro scorcio dell’abitato di Monteorsaro di molti anni fa, forse di quell’epoca in cui si svolse quest’episodio.-(Foto presa dal libro:”Il recupero dell’insediamento storico montano di Maria Cristina Costa e G. Gaetani – Multigrafica Ed. Srl Roma 1984)

La ”Minghina” una domenica chiese al padre se poteva andare a messa a Febbio, con le amiche della borgata di Monteorsaro, e di poter calzare le nuove scarpe. Quelle che lui, aveva fatto fare al calzolaio di Roncopianigi e che la sera prima, ritornando dall’Abetina Reale, dove era stato assieme a compaesani a spezzare legna tutto il giorno, per conto di una grossa ditta di Modena che aveva acquistato quei boschi da tagliare, aveva portato a casa, riempiendo di gioia la figlia più grande.
“Santìn” gli dette il permesso, con l’osservanza però di non sciuparle. O più precisamente di non sciuparle ulteriormente al normale consumo, per lui. Cioè di cavarsele dopo la fine della messa, all’uscita dalla chiesa a Febbio e di ritornare a casa a Monteorsaro a piedi nudi, circa due chilometri, lungo una stradina mulattiera in forte pendenza, e su terra sconnessa e pietraie.- Purtroppo, la ”Minghina” se le scordò, o se le ‘volle scordare’, ai piedi tutto il giorno.
Alla sera della domenica, il padre ritornò a casa dall’osteria di Monteorsaro o di qualche altro paese prossimo, non lo abbiamo saputo con precisione, un po’ alticcio. Così arrivavano a casa quasi tutti ed in quasi tutti i paesi, chi più chi meno, nei giorni di festa, dopo aver alzato il gomito un pò più del solito.
E “Santìn” vedendo che la sua“Minghina” non aveva rispettato quanto da lui consegnato al mattino, come fece ad accorgersi non ci è dato di saperlo, visto che le scarpe erano nuove e che lo sciupio di un viaggio a Febbio, senza quello di ritorno, era molto difficile da notarsi. Forse, lo seppe da una qualche amica della ragazza, invidiosa di aver visto la “Minghina” con le scarpe nuove. Non la picchiò, come faceva spesso, ma prese le scarpe e con l’accetta che teneva sempre in casa a portata di mano, fece, le scarpe, a pezzi e a striscie, rovinandole completamente.-
L’indomani, stemperate sia la sbornia, che l’irritazione, finite nella rabbia per la mancata ubbidienza da parte della figlia, con la conseguente distruzione delle nuove scarpe, che la povera “Minghina” con tanta felicità aveva calzato ed altrettanto contentezza aveva fatto vedere alle amiche, riprese la strada, in discesa, per Roncopianigi.
“Santìn” ritornò alla bottega di “Giovannella” e allo stesso, si pensa, spiegasse quanto era successo, richiedendogli, dietro nuovo compenso, ovviamente, di rifare le scarpe per sua figlia.- Poi come molte giovinette del paese e della vallata, la “Minghina” , fu mandata a ’servizio’ presso famiglie facoltose, in quel di Genova.

Gianpaolo Gebennini

IN CORSIVO SCRITTE IN DIALETTO FEBBIESE

Questo racconto, l’autore l’ha attinto dalle sue memorie e da quanto gli è stato raccontato, e poi ‘mischiato’ dalla sua fantasia. Pertanto eventuali allusioni a fatti o persone realmente esistite, sono da ritenersi puramente casuali

PASQUETTANDO 2015

Anche quest’anno in occasione delle festività pasquali i ragazzi del Circolo Ricreativo “Oltre il Verde” della Croce Verde di Villa Minozzo si organizzano per la Pasqua: accanto alla vendita di uova pasquali si potrà partecipare alle lotterie pasquali con ricchi premi presso alcuni bar del Comune di Villa Minozzo: una buona scusa per passeggiare in comune.
La gara di “Coccino” per la domenica di Pasqua concluderà l’impegno dei giovani di Villa Minozzo.

Per maggiori informazioni visitare il sito web della Croce Verde di Villa Minozzo.

Davide Guiducci campione del mondo

Campioni nel cielo

Complimenti agli atleti italiani che hanno vinto ai XX campionati del mondo che si sono svolti in Messico dal 28 Febbraio 2015. Accanto al campione parmense Filippo Oppici , va detto un grande grazie ai suoi compagni di squadra Christian Ciech e al villaminozzese Davide Guiducci: tutti con quattro vittorie consecutive nel loro palmarès.

 

 

 

Leggende della Val d'Asta

Piano dell’Urano, una leggenda della Val d’Asta

Monte Urano e il Gigante
Monte Urano e il Gigante

A circa metà strada fra il Monte Cusna e Villa Minozzo si eleva il Monte Prampa. Alla metà di questo monte vi è un piano detto Piano dell’Urano. Anticamente vi fu scoperta una grossa pietra fatta a forma di cane, sulla quale era scritto:

“Nel Piano dell’Urano c’è una pietra fatta a cane. Colui che la volterà, felice si troverà.”

Molti si provarono a voltar la pietra, ma nessuno ci riusciva da solo, perchè era troppo pesante. Un giorno un uomo, che sembrava un gigante, ci si mise con tutta la sua forza e, finalmente, riuscì a voltarla. Ma invece di un tesoro trovò scritto:

[the_ad id=”1714″]

 

“Ora sto meglio”

Il gigante, ripensando alla fatica fatta, si infuriò talmente che, presa al mazza, spaccò la grande pietra. Meraviglia! La pietra era piena di monete d’oro. Da quel momento il gigante scomparve e della leggenda rimane solamente il Piano dell’Urano con la famosa pietra spezzata.

Questa leggenda è tratta da un vecchio scritto che ho trovato in un cassetto che non aprivo da tempo.

Gianpaolo Gebennini

 

Befana in Valdasta

Il Canto della Befana

Befana e Befanotto andranno a trovare la sera del 5 Gennaio gli abitanti delle frazioni cantando la tradizionale nenia. Se il canto piacerà verranno invitati a prendere un “goccietto” che aiuta a continuare il cammino. I fatti della famiglia visitata saranno l’oggetto della serata. Con strofe simpatiche, goliardiche o con puntuta ironia vengono svelati alcuni segreti o aneddoti “indicibili” per la gioia di tutti i partecipanti. Questa tradizione è tipica della Garfagnana, del Modenese quanto della montagna Reggiana. La sera precedente la festa del’epifania si potrà partecipare nelle frazioni di Gazzano, di Novellano, di Civago; nella frazione di Fontanaluccia o Piandelagotti come anche in Toscana.

Calendari Befana Asta
Calendari Befana Asta

In Val d’Asta la tradizione è cominciata nel 2001 per l’interessamento dei giovani del luogo. Anche a Febbio quest’anno 2015 entra in scena questa stravagante evocazione.

Antonio Pigozzi

Buon Natale

Auguriamo un Felice Natale e un Sereno Anno Nuovo 2015 proponendovi l’iniziativa cara agli abitanti dell’Appennino Reggiano: “La via dei Presepi”.

Antonio Pigozzi
Antonio Pigozzi

La manifestazione, che ha avuto inizio presso il Bismantova di Castelnovo ne’ Monti l’8 dicembre e si concluderà il 31 gennaio, è un percorso sul tema del Natale che parte dalla città di Reggio, passa per Albinea, Canossa e tutti i comuni dell’Appennino raggiungendo, attraverso i passi di Pradarena, Cerreto e Lagastrello, le località Bagni di Lucca, Equi Terme e le Cinque Terre.

Molte e diverse le rappresentazioni che vanno dai presepi viventi, ai presepi di luci, a cielo aperto e dentro ai borghi. Tra le eccellenze da non perdere vi è il museo dei presepi di Gazzano curato dal presepista Antonio Pigozzi, che quest’anno celebra il 25° di fondazione.

Il presepe di Corneto è realizzato da un gruppo di volontari all’ombra del campanile del Ceccati , mentre  a Piolo di Ligonchio si scopre la magia del presepe allestito dagli stessi abitanti per le vie del paese. Raggiungendo Ramiseto saremo coinvolti nel presepe vivente la notte del 23 dicembre nel Borgo Vecchio; presepe vivente anche il 27 dicembre a Marmoreto di Busana.

 

Altri presepi a Campolungo curato dai ragazzi e a Casale della Pietra curato dai bambini; il presepe artistico ad Albinea, il presepe vetrina a Baiso, il viaggio tra i presepi a Cervarezza e a Castelnovo Monti presepi in vetrina e mostra collettiva di presepi nel centro storico con gli artisti Antonio Pigozzi, Sergio Cardone ed Ugo Viappiani.

 

Antonio Pigozzi
Antonio Pigozzi

 

Segnaliamo in particolare le attività in Gazzano: dall‘8 dicembre 2014 al 6 gennaio 2015 presso la Chiesa di San Marco (ex stalla) e oratorio Sant’Antonio Museo e laboratorio dei presepi: “I Presepi di Antonio Pigozzi”, dal 24 dicembre 2014 al 6 gennaio 2015, tutti i giorni dalle ore 15 alle ore  19.  Per informazioni contattare Antonio Pigozzi al numero 338 3459222

Programma completo.

La nostra vacanza in montagna

Sul numero di Ottobre 2014 di  Sentiero 31, il giornalino del vicariato XI Santa Maria dei Monti, ci siamo soffermati sul racconto di due ospiti speciali dei nostri monti.

Ecco il loro racconto che ci piace i più possano leggere insieme a noi

Il periodo delle nostre vacanze nel Val d’Asta era e rimane un regalo generoso che ci è stato fatto da voi: da don Luigi e dalla comunità della regione, dai vicini che ci hanno accolti con ospitalità cordiale e da molti altri che abbiamo incontrato durante queste settimane. Ci hanno invitati a vedere e condividere le bellezze della terra vostra. Abbiamo celebrato la santa messa domenicale nella chiesa di Sant’Andrea ad Asta, anche nel santuario della Madonna della Neve e a San Pellegrino e a Toano. Lì eravamo invitati da don Graziano per la messa, dopo ad una merenda in allegria nel paese con una banda musicale. Quì in montagna era sempre presente la storia crudele della guerra, ma altri racconti parlavano anche delle luci nel buio di quel tempo. Abbiamo incontrato diversi testimoni, sia delle sofferenze sia delle riconciliazioni. Impressionanti le viste panoramiche dei paesaggi, delle valli e dei monti, il Monte Cusna e di fronte della canonica quì il Monte Penna. Meravigliosa l’ospitalità della gente e le specialità regionali. E’ sempre più facile scoprire una regione quando si incontra delle persone del luogo. Siamo rimasti molto toccati anche delle Case di Carità e il loro coinvolgimento per la gente. Per i prossimi sei mesi ci trasferiamo a Reggio Emilia per cure mediche finché si riprende poi lavoro nella nostra diocesi il I aprile 2015.
Ci rimane di ringraziare profondamente tutti quelli che ci hanno accolto con cuore, in particolare don Luigi. Grazie a tutti!
don Enrico Sonnemans, don Lodovico Kroeger dalla diocesi di Aquisgrana/Germania

 

 

 

 

 

Fontana del mio Paese

Una bellissima poesia scritta da chi è nato in Val d’Asta ed ha conosciuto quei luoghi e quelle persone di cui fa memoria con la poesia. Questa poesia è dedicata alla antica fontana dI Case Balocchi.

Fontana del mio Paese
di Adriano Zambonini

Scorri limpida o acqua che arrivi dai monti,
sei qui per dissetare uomini e animali,
sei qui dove le donne lavano i panni,
sei qui dove il paese si ritrova.
Fontana del mio paese,
dove i bambini giocano con i vecchi,
dove la vita prende forma e arriva a compimento
dove la tua acqua serve a tutti come il pane.
Fontana del mio paese dove sei?
non porti più acqua nemmeno per il viandante,
sei asciutta e secca, arida come noi,
noi che non leggiamo più nel sorriso dell’uomo,
noi che siamo soli e lo sappiamo,
noi che possiamo bere senza la fonte del paese
senza l’aiuto del vicino ,
noi che siamo autosufficienti in tutto,
noi che comunque senza il tuo esserci siamo soli.

XXXI Camminata della Val d’Asta

La tradizionale gara podistica dell’Appennino Reggiano si è svolta il 15 Agosto 2014. La 31° edizione ha visto molte decine di appassionati e di agonisti gareggiare insieme percorrendo i luoghi storici della valle e della sua storia.

E’ possibile leggere il resoconto della gara andando al sito

31° Camminata della Val d’Asta

Mentre ci sono delle bellissime foto che si possono consultare al sito

5.08.2014 Case Balocchi- Villaminozzo (RE) – Camminata delle Val d’Asta – Foto di Nerino Carri

La vecchia ferrovia

Da Febbio si sale alla stazione turistica di Rescadore 1150 m (indicazioni per Febbio 2000), e dal grande parcheggio ci si porta all’ingresso del campeggio, per imboccare il sentiero 609 che ne aggira a destra la recinzione. Poco oltre la fine di essa ci si porta sul percorso originario della Via Maremmana, che attraversa l’attuale campeggio, per sbucare su una piana con radure a monte e a valle: siamo al Masareto 1150 m (0.10) ove fu progettata la stazione di partenza della vecchia ferrovia Febbio – Quara nel lontano 1917.

Tratto dal Parco Nazionale Appenino Tosco-Emiliano – Gli Itinerari

 

Le leggende della Val d’Asta: il Cusna

“Dalle case alte della nostra città è possibile vedere la linea interrotta e disuguale dell’Appennino di un azzurro cupo, distinto dalla tonalità più calda e morbida del cielo. Nei giorni sereni si distinguono nettamente le colline, variopinte per le colture, e dietro le prime montagne alte, da cui emergono ben rilevate cime inconfondibili: il Cimone, il Cusna, il Ventasso, l’Alpe di Succiso. Più che una cima il Cusna è un complesso di rilievi armonici che fanno subito sorgere l’idea di un corpo enorme steso immobile lassù. L’aspetto di questa figura è ancor più maestoso se vista da vicino e una dolce leggenda è sorta in antico attorno ad essa nella Val d’Asta, la valle che degrada appunto dal versante settentrionale dell’ “Uomo morto”, come è detto il monte. Quando ancora vivevano i giganti, uno di essi era solito in primavera partirsi dalle piane della Toscana e salire, seguito dal gregge scampanellante, sull’ampio altopiano erboso che era a confine con l’Emilia. Lì egli trovava ogni anno tanti uomini, pastori come lui, felicissimi di avere per compagno un essere così forte e buono.”

Il racconto è tratto dal testo “Leggende della Val d’Asta”
di Maurizio Davolio e Fulvio Pezzarossa

anno 1992 AGE – Reggio Emilia

Leggende della Val d'Asta

Le leggende della Val d’Asta: i tre fratelli

“I tre giovani fratelli erano fuggiti da Roma in isfacelo sotto gli assalti dei barbari e con pochi servi avevano risalito un tratto della penisola verso nord, inoltrandosi nell’Appennino. Le città e le case sparse delle pianure portavano tutte i segni di quei tempi tremendi, ma sui monti tutto era pace, la natura sembrava impassibile di fronte a quelle catastrofi. Trovarono altre genti fuggite dalle montagne, ma proseguirono la marcia per trovare un luogo ben sicuro, dove fosse possibile fondare un nuovo paese. Scesero per la valle del Dolo, e poi giunsero alla sella di Pian del Monte, dove si aprì ai loro occhi una magnifica conca rigata da un torrente, ricca di boschi e di pascoli. Fabio, Astilio e Curio, questi erano i nomi dei tre fratelli fuggitivi, capirono che quello era il posto che tanto avevano cercato. “

Il racconto è tratto dal testo “Leggende della Val d’Asta”
di Maurizio Davolio e Fulvio Pezzarossa

anno 1992 AGE – Reggio Emilia

 

 

La Corrida, edizione 9

La Corrida ovvero la manifestazione che lascia spazio a chiunque voglia condividere la passione per il canto, la poesia
l’umorismo e l’ironia.

Come ogni anno tutti possono cimentarsi e soprattutto coloro i quali amano condividere una propria passione artistica. Quest’anno è stata notevole la presenza di cantanti dilettanti ma anche di disegnatori, pittori e poeti.
Ci siamo in particolare appassionati alle poesie di Annamaria Zambonini dedicate alle sue origini e ai suoi luoghi dell’infanzia e della giovinezza: la Val d’Asta.

Rifugio
Per mano d’uomo sorge lassù
un po nascosto tra i faggi
un piccolo ricovero alpino
rifugio per viandanti.
A due passi dalla tua vetta o Vallestrina
dove si può toccar il cielo
e parlar con Dio
Ti accarezzi il vento o piccolo rifugio
culli i tuoi sonni una splendente luna,
un bacio ti mandi una piccola stella cadente,
ti sian compagni falchi
lupi, cervi, caprioli,
ragni e formiche,
sol’amica ti sia la mano
d’uomo, e non turbi mai
questo infinito silenzio.

Un soffio di vento
Un soffio di vento,
un fioccar di neve,
un manto bianco,
un orma di passi frettolosi,
un giorno che se ne va sta andando,
un soffio di vento,
un passero che cerca un rifugio
per la notte.
Un uomo che cerca tepore
ora un camino acceso,
una donna che prepara la cena.
Una nidiata di bambini
che giocano con niente,
un vecchio che sgrana tra le dita un rosario,
una vecchia che risponde alle sue preghiere,
un soffio di vento un nulla è rimasto di questo tanto.
Un solo ricordo che un soffio di vento se lo sta portando via.

Il nostro vecchio modo di mangiare

La nostra valle adagiata ai piedi del Cusna circondata completamente dalla cerchia appenninica nel periodo prebellico senza strade carrozzabili, senza acquedotto, senza luce elettrica, aveva una popolazione numerosa nella bella stagione ed esigua nel lungo inverno, perchè il suolo non offriva di che sfamarsi per tutto l’anno.

L’agricoltura, seguita anche se con modesti risultati, vedeva i nostri campi seminati a grano, segale, orzo, veccia, patate, trifoglio ed erba medica per il foraggio delle povere stalle dei contadini; il resto della valle in alto era pascolo per i numerosi pastori.

Gli orti erano misera cosa, perchè mancava la possibilità di innaffiare, perciò si riducevano a qualche pò di insalata, a cipolle, a porri, a qualche sedano, a fagioli, e poco altro.

Quasi ogni famiglia aveva il maiale, qualche gallina e qualche coniglio. La massaia aveva a disposizione il latte che usava per le minestre, per il formaggio, il raro burro (fatto in casa con la zangola, o con un fiasco), la ricotta. In questo modo le tagliatelle al latte (patate, acqua, latte) erano spesso all’ordine del giorno e, riscaldate erano la colazione. Quando la massaia aveva a disposizione in inverno le castagne secche ne aggiungeva un po cotte alle tagliatelle al latte, così il menu era più buono. Se mancava il latte, il che era facile dato l’esiguo numero degli animali, si faceva la minestra col soffritto cioè un battuto di lardo con un po di cipolla una punta di conserva, il tutto unito in pentola con qualche patata e, se c’era, spolverato con un po di formaggio di mucca o di pecora. Vedi anche “La ricetta della minestra della fretta”.

Il pane era una fatica a parte, se mancava, si andava in prestito dalla vicina e si restituiva appena fatto bello fresco: si cominciava il giorno prima a setacciare la farina (così si preparava pure la crusca per gli animali) si preparava il lievito facendo sciogliere in acqua calda la pasta di pane messa a parte la volta prima, circa mezzo pane, si mescolava il tutto con un po di farina in un secchio e si lasciava riposare fino al mattino. Il mattino di buonora, si impastava nella madia con acqua tiepida, sale, il lievito preparato la sera prima…. Si facevano le pagnotte e si mettevano a riposare sulle apposite tavole, poi coperte per stare al caldo a lievitare. Intanto si doveva andare al forno a scaldarlo, e si adoperava i rimasugli delle siepi pulite in primavera nei campi (sterpi, rovi, etc.)… Quando la bocca del forno iniziava ad essere bianca significava che il forno era caldo nel frattempo la massaia poteva avere anche preparato una torta di patate da cuocere tra le braci del forno con uno stampo che aveva un lungo manico che arrivava al centro del forno fino alle mani, ben lontano dal fuoco e munito di un girello per permettere di cuocere la torta in modo uniforme. Se non c’era la torta di patate la massaia prendeva la pasta di un pane, la schiacciava, ci metteva su ciò che aveva, cioè panna od olio e sale facendo così un bel gnocco da mangiare a mezzogiorno. Cotto il pane, spesso, se c’erano le uova e un pò di zucchero o miele , venivano messi altri stecchi nel forno per scaldarlo ancora e si cuoceva il panettone. In questo modo fare il pane era una faticata, ma portava in casa un po di varietà sul solito menu.

E’ vero che gli orti erano molto poveri, ma le nostre donne conoscevano le proprietà mangerecce di molte erbe e le sapevano usare crude e cotte, come l’ortica, come il crescione, gli spinaci selvatici e tante altre, specialmente in primavera.

La polenta gialla era quasi giornaliera specialmente in autunno, quando con l’uccisione del maiale c’erano tante cose buone da sfruttare: sanguinacci, costine, fegatini, etc.. Tutto l’unto che veniva dalla lavorazione della carne del maiale serviva per friggere “solade”: frittelle gialle e di castagne. La farina di castagne veniva usata per la polenta consumata con ricotta, formaggio fresco, latte.

Un pesce particolare che veniva usato in inverno come condimento delle polente gialla o di castagne era la “saracca” che veniva portata con i muli nei barili nel negozio del paese, si strinava sulle braci di un treppiedi e poi, tolte le lische, veniva consumata con parsimonia dato l’eccessivo sale che contiene; le due polente venivano fatte abbondanti perchè quello che rimaneva veniva fritto o strinato sul treppiedi e consumato con formaggio o latte.

Il pollame veniva usato per le uova, ma poichè si facevano covare le chiocce c’erano poi i galletti maschi da mangiare una volta arrivati al peso; servivano quasi sempre per le feste, o per le occasioni particolari.

La patate venivano raccolte, scelte: quelle da semina venivano di nuovo messe sotto terra al caldo in modo che non germogliassero e non gelassero, lo stesso succedeva ad una parte di quelle da mangiare perchè così si andavano a prendere al momento del bisogno mentre in casa c’erano quelle piccole che servivano per gli animali e la scorta per un po di tempo. Le patate piccole cotte in inverno per gli animali in enormi pentoloni servivano poi anche per la casa, perché la massaia finiva per scegliere quelle un po più grosse per usare in cucina e le altre le tritava unendovi crusca e farina per le bestie.

Ora abusiamo del caffè che prima della guerra in casa non c’era; al mattino le mamme facevano il caffelatte con l’orzo tostato da loro con una specie di barattolo in latta chiuso. Il barattolo era fatto dai nostri nonni e girava su un perno che aveva al centro un sostegno in metallo che finiva in un lungo manico; facendolo girare sul fuoco permetteva di tostare l’orzo o, in mancanza, il frumento.

L’olio che esisteva era di oliva, era ben poco, perchè veniva portato dai muli dalla toscana e costava caro per chi doveva fare cambio con le uova delle poche galline.

La frutta era poca, perchè pochi gli alberi da frutto piantati e seguiti, esisteva la selvatica che era ricercata e raccolta. I “caprun” erano pere selvatiche lasciate maturare bene e messe a cuocere nel forno quando si tirava il pane, fino a che erano arrivati al punto da poterli mettere via senza il pericolo che ammuffissero. Così servivano in inverno come frutta e per
il primo dell’anno per i bambini che arrivavano ad augurare il “buon anno” (“La tradizione del Bondale”). Qualche mela buona veniva conservata tagliandola a rondelle, infilandole nello spago
e appese dentro il camino così seccavano come le pere, erano “lë flipë”.

I dolci hanno un angolo a parte: erano pochi, poche le occasioni per farli. Tolto il solito panettone, il semplice budino, la zuppa inglese, la torta della nonna di castagne e cioccolata, per gli altri era necessario chiedere “lumi” alle “cuoche” che non sempre erano disponibili a darli … ed il farli non era possibile per il borsellino e per la lontananza con i negozi.

[the_ad id=”1714″]

A primavera inoltrata si andava a togliere le erbaccie alle patate e colmare i solchi con la zappa …tra le erbaccie c’erano i “sanavin” cioè un’erba con un fiore giallo e foglie tenere; così mentre gli uomini lavoravano con la zappa le donne strappavano le erbe, ma mettevano da parte “i sanavin” cioè la senape, poi prendevano le foglie per cuocerle, usarle nelle minestre, nei tortelloni con la ricotta o semplicemente mangiarli in insalata. Lungo le siepi, lungo i rigagnoli, negli orti e su fin i 2000 metri si trovava un erba ricca di ferro e saporita, le nostre mamme la chiamavano “i guaim matt”, le modenesi lo chiamano “farinelli”, perchè la pagina inferiore della foglia è ruvida e lascia sulle dita una leggera farina; è un’erba ottima in cucina e sostituisce ottimamente gli spinaci. Il tarassaco ottimo crudo e cotto sostituiva la mancanza delle insalate che ora troviamo nei nostri orti o dal fruttivendolo. Le nostre donne, tornate in estate dal loro lavoro invernale svolto a genova, avevano portato i semi del basilico avevano insegnato a coltivarlo e a preparare il pesto alla genovese…così nei contenitori di fortuna era facile vedere le piantine di basilico ben protette con rami pungenti dalle voracità degli amimali che passavano per le mulattiere due volte al giorno! Anche questa piantina è arrivata presto nelle valli e negli usi delle nostre cucine.

I rimasugli del pane non venivano dati agli animali, ma usati per il “pancotto” cioè una semplice zuppa: acqua e sale con uno spicchio d’aglio messi a bollire poi rovesciati in un tegame dove era stato messo il pane, il tutto cosparso di formaggio e condito semplicemente con un po di burro od olio. La zuppa aveva diverse varianti, cioè con le verdure del momento lessate e condite con un soffritto. Più semplicemente si cenava con un tazza di latte e pane.

Un discorso a parte merita la “solada” cioè farina, latte, acqua, sale fino ad ottenere un impasto abbastanza liquido e fritto con strutto in una padella ben calda. La “solada” era buona mangiata calda o portata per il pranzo nei campi nella carta gialla delle botteghe.

Il formaggio non mancava ma era di mucca o di pecora ed era tutto fatto in casa, usando il latte degli animali domestici, spesso mescolandolo. Nel dopoguerra è arrivato il caseificio delle mucche e poi quello delle pecore, così la cucina si è arricchita di un ottimo formaggio, di burro a volontà… ed è iniziato un nuovo modo di vivere, di far spesa e di mangiare.

La minestra della fretta

Una minestra particolare era la minestra della fretta, cioè le “pappardelle”: quando la donna, nel pieno dei lavori dei campi arrivava tardi a casa, stirava la sfoglia, metteva su la pentola col latte e le patate, pronte le patate prendeva la sfoglia e la strappava con le mani, buttandone i pezzi nella pentola bollente. Cuoceva così in fretta la minestra, in quanto non attendeva che si asciugasse la sfoglia per poi poterle tagliare.

La tradizione del Bondale

Il primo giorno dell’anno, in processione i bambini accompagnati o no dalle famiglie vanno a visitare le altre famiglie del borgo per augurare il buon anno nuovo. La tradizione vuole che le famiglie visitate lascino un ringraziamento ai bambini per il lieto annuncio. Ancora presente nelle valli del nostro appennino ed anche nella Val d’Asta dove si canta l’annuncio del buon anno con questa strofa:

“Bundì e bun ann
fads e bundal anc ‘st’ann
fads’l ben
ca turnoma anc l’ann c’ven.”

 

Limpia Fioravanti

 

I nostri emigrati in Belgio

La vita di un emigrato in Belgio

Era l’anno 1923 quando nacque Domenico Attilio Zambonini, ultimo genito di una famiglia come tante altre; una famiglia di contadini e maniscalchi composta da quattro figli, in un paesino di montagna, lontano da tutto, dove l’agricoltura era misera, molta neve.

Si sa che la montagna allora non offriva molto, tanto lavoro e poca resa; la scuola c’era e non c’era ed era così per tutti. Ma finché si era bimbi ci si stava forse bene ma crescendo non bastava più: c’era tanta povertà e le ragazze andavano a fare le donne di servizio a Genova e Milano. Per gli uomini era peggio. Poi arrivò la guerra.

Nel 1942 Domenico fu arruolato di leva, giunse alle armi il 18/01/1943, fu fatto prigioniero in Germania, riuscì a scappare e finalmente nel 1946 (il 15 luglio) fu congedato. Tornato a casa, ci fu un’amara sorpresa: non c’era più posto per lui, quelli che erano rimasti a casa avevano una famiglia, e il lavoro bastava appena per loro. Gli uomini, i ragazzi bevevano perché c’era poco o nient’altro da fare. Fu allora che si parlò del lavoro all’estero. C’è chi partì per l’America, chi per la Francia e Attilio partì per il Belgio senza esitare. Alcuni accordi stipulati tra Italia e Belgio convinsero molte persone a fare questa scelta. L’Italia mandava in Belgio la manodopera e il Belgio in cambio spediva una certa quantità di carbone. Papà non ci pensò su molto (non aveva molta scelta!!!) ed insieme ad altri partì; c’era Adelmo Pieroni di Case Balocchi e i fratelli Cecchelani di Calizzo (Pierino e Pasquino). Senz’altro partirono anche tanti altri di Gazzano e Fonatanluccia ma io non ho i loro nomi.

I nostri emigrati in Belgio
I nostri emigrati in Belgio, foto tratta da “Marcinelle faceva tanto caldo l’ 8 agosto 1956 come oggi” su Reset Italia

Mio padre iniziò a lavorare il 13/01/1956.

Finirono tutti in Belgio a Mons, dans le Borinage à Charleroi. Il Belgio era tutta una miniera e quelli del posto non volevano andare sottoterra, o almeno pochissimi ci andavano perché avevano paura, era un lavoro sporco e pericoloso.
E fu così che fecero la visita medica agli italiani e tutti gli idonei firmarono un contratto di 3 anni. Tutti questi uomini avevano lasciato il loro paesino con “niente” nella valigia ma con la testa piena di speranza.

[the_ad id=”1714″]

Mio padre raccontava che vivevano in grandi stanzoni, mangiavano in questi locali chiamati cantine dove erano “curati” da ragazze emigrate anche loro in Belgio. Iniziarono così una vita nuova, il lavoro veramente duro, sottoterra, il buio spaventoso, la polvere del carbone, questa fuliggine unta che ti faceva prurito alla gola e che non cessava neanche quando eri fuori, la paura quotidiana di non poter tornare in superficie, di non rivedere il sole, la scarsa conoscenza del francese, un po’ tutto l’insieme mio padre mi raccontava, e che per questo tentò di scappare, di tornare in Italia. Salì così sul treno ma non fece neanche in tempo a partire che con sorpresa incontrò i poliziotti venuti a prenderlo, a recuperarlo!!!
Zambonini aveva firmato un contratto di 3 anni e per 3 anni doveva stare lì, a marcire nella miniera!!!

Emigrati in belgio
Foto tratta da “QUANDO GLI ITALIANI EMIGRARONO IN BELGIO…” su Sassoferrato.TV

Il lavoro in miniera era duro e sempre uguale: si andava su e giù con un ascensore, nel cuore della terra o così sembrava, ognuno con la sua lampada e l’elmo e lo zaino col mangiare, e picconavano e picconavano per riempire i vagoncini, e si scavava, e si facevano gallerie nuove, e si scavava, e sempre col cuore in gola perché c’era il ricordo di Marcinelle, il grisou sempre in agguato, e Marcinelle, e i tuoi amici morti lì sotto, e il dolore delle mogli,e tanti li conoscevi. E poi subito non è che prendessero una gran paga.

Col passar degli anni i rapporti con gli abitanti del luogo migliorarono ma quant’era difficile superare tutte le difficoltà. E la lingua? Non capivano niente di francese e vivevano un po’ in modo chiuso: c’erano i gruppi di soli italiani; dopo sono nati i quartieri italiani, i quartieri turchi, e via via tutti gli altri. Ci si arrangiava per mantenere le tradizioni di casa, ognuno si ricreava la sua patria, il suo paesino. Papà aveva nel 1965 comprato una “Casa della mina”: erano case costruite dalla Compagnie des Charbonnages per i minatori (un po come le case popolari); era una casa in periferia con tanta terra intorno, era il sogno di mio padre perché poteva coltivare il suo orto, allevare le galline, le anatre, i conigli e i colombi. Si era ricreato il suo mondo. Era un po’ lontano da tutto e da tutti.

Poco per volta la volta migliorò, Domenico come gli altri imparò il francese (il Belgio faceva dei corsi serali) e poi nel febbraio del 1958 si sposò con una italiana anche lei emigrata in Belgio in cerca di fortuna. Lo stipendio migliorò e così Domenico iniziò a mandare i soldi in Italia, a Case Balocchi per creare qualcosa di suo e forse con la speranza di poter tornare a casa. Nacquero i figli, quattro figli che non potevano parlare in italiano: e questo spiega tante cose, il sentimento di inferiorità di mio padre nei confronti della lingua francese e degli abitanti del Belgio.
Lui diceva che dovevamo sapere solo il francese. Il Belgio aveva messo a disposizione dei bambini un sistema scolastico funzionante, c’erano tanti stranieri ma tutti avevano gli stessi diritti agli studi, la scuola era statale ed eravamo agevolati in tante cose: non si pagavano i libri di testo. I figli degli immigrati in Belgio e specialmente noi italiani eravamo considerati come Belgi e all’età di 16 anni il comune ci chiedeva di diventare cittadini del Belgio gratuitamente!
Negli anni ’80 il clima cambiò perché gli autoctoni erano una minoranza, rappresentavano solo il 10% della popolazione e si sentirono un po’ braccati, come in trincea.
Lo stato italiano non ha mai aiutato le famiglie emigrate in Belgio e quando io, una figlia di emigrato sono rientrata in patria perché sentivo che il mio mondo era qua, perché mio padre mi aveva sempre raccontato tutto della sua infanzia, della sua gioventù, senza volerlo mi aveva trasmesso il suo grande amore per Case Balocchi e quando si parlava tanto di reinserire i figli degli emigrati in montagna per ripopolarla non ho mai ricevuto aiuto, anzi la politica era farti sentire come una persona che dava fastidio. Ma 23 anni dopo [il testo è stato scritto nel 2003] sono molto orgogliosa di essere ancora a casa e anche se so che in Belgio avrei avuto una brillante carriera sono molto felice della mia scelta!
Mi dispiace solo che Papà non ha potuto finire la sua vita a Case Balocchi come voleva ardentemente e che non ha neanche avuto la fortuna di poter riposare in pace vicino alla sua mamma e al suo papà.

Quando penso a mio padre, lo rivedo ancora come era la domenica mattina: era d’obbligo la camicia bianca e mezzora dopo aver fatto il bagno questa bella camicia bianca diventava tutta nera nel collo e gli occhi verdi di mio padre diventavano lucidi e ancora più intensi perché saltava fuori tutta la polvere del carbone, sembravano truccati.
Sono morti tutti giovani e comunque si sono ammalati tutti; ci sono ancora delle miniere aperte e ci sono ancora dei giovani italiani figli di minatori che lavorano in miniera e prendono uno stipendio alto, ma ne vale la pena?

Marie-Thérèse Zambonini

Immagini naturali

…incontri affascinanti con luoghi della Val d’Asta, scatti fotografici che svelano la montagna d’inverno

Splendore di primavera

Fotografie di Andrea Boschi e Caterina Pieroni

Case Balocchi
Case Balocchi
Il Cimone visto dal Lagaccio
Il Cimone visto dal Lagaccio
La neve sul Cusna
La neve sul Cusna
La neve sul Cusna
La neve sul Cusna
La neve sul Cusna
La neve sul Cusna
Il Gigante tra i fiori
Il Gigante tra i fiori
I paesi della vallata
I paesi della vallata
Il fosso
Il fosso
Luna piena a Case Balocchi
Luna piena a Case Balocchi
E' primavera
E’ primavera
Primule
Primule
Primule
Primule
Primule
Primule
Soffice Gigante
Soffice Gigante
Sua maestà il Cusna
Sua maestà il Cusna

 

Gita Penna 2008

Gita sul Monte Penna

Il Gigante da lassù
Il Gigante da lassù

Sono le sei.. sembra autunno… forse non è la giornata giusta per salire sul Penna….invece poco dopo, qualche squarcio di sereno cancella il mio pessimismo, il cielo si colora pian piano e il sole comincia a scaldare.
Ci ritroviamo in Pian del Monte e tra i volti conosciuti se ne intravede qualcuno nuovo, questo fa piacere, chi impara a conoscere la nostra montagna, la conserva nel cuore e quando torna, porta un amico nuovo per fargliela conoscere.
Si parte senza fretta, la compagnia ha rappresentanti di tutte le età, è come una grande famiglia…si chiacchiera, si scherza e man mano che si sale ci si ferma incantati ad ammirare i paesaggi.
L’erba dei prati , le siepi ed i cespugli , le piccole radure assolate con i sassi sgretolati dalle intemperie si alternano nel percorso, poi ad un tratto, si entra in un tunnel verde, la vegetazione è più fitta e camminando su un tappeto di foglie secche ci si immerge nella magia dei boschi.
Qui l’aria è più fresca ed il sole filtra timido tra le cime dei faggi creando giochi di luce e movimenti di ombre che fanno pensare alle creature dei boschi…fate elfi e folletti sembrano li intorno, nascosti, ad osservarci incuriositi.
Al margine opposto del bosco ci aspetta un tratto di sentiero impervio che però, annuncia che siamo vicini alla meta… saliamo e il Penna, come la donna che ami, riesce sempre a sorprenderti piacevolmente ; la cima è un grande palco d’onore dal quale ammirare lo spettacolo del nostro Appennino ; guardi giù e sembra di essere un uccello in volo, alzi la testa e tutto intorno c’è il profilo conosciuto dei nostri monti e lo sguardo può arrivare fino laggiù, lontano, alla grande pianura.

Nel bosco verso il Penna
Nel bosco verso il Penna

Il Gigante qui davanti a noi, sovrasta un mare verde che sembra sommergere le case e le borgate sparse nel territorio, quasi come se la natura volesse riprendersi ciò che un tempo gli apparteneva…e forse ci riuscirà.
Resteremmo ancora ma scendiamo attratti dai profumi della grigliata preparata dai nostri compagni…è mezzogiorno passato e l’appetito certo non manca.
Si mangia e si beve in compagnia ; tra le risa ed i giochi dei bimbi, le chiacchiere e le canzoni cantate insieme accompagnati dal suono di una chitarra, la vita sembra lontana e il tempo trascorre piacevolmente, soltanto troppo in fretta…dobbiamo rientrare.
Scendiamo portando nella mente i paesaggi visti e nell’animo le emozioni di una bella giornata ; ci voltiamo ogni tanto con un pò di nostalgia a guardare la cima, forse proprio come fecero alla loro partenza per tornare a casa, i Partigiani russi rifugiati lassù durante la Resistenza.
Eccoci tornati in Pian del Monte… sistemiamo mestamente gli zaini nei bagagliai delle auto e ci salutiamo con la promessa di ritrovarci presto per un’altra giornata come questa e credo che sarà così.

Toni

Il borgo e la chiesa da lassù
Il borgo e la chiesa da lassù
Il Penna da sotto
Il Penna da sotto

 

Gita in Vallestrina

PREMETTO D’ESSERE UNA VALDASTINA ACQUISITA….
Mi sono trasferita quassù un paio d’anni fa e mi sono innamorata di questi monti.
Un pomeriggio mi hanno chiesto se volevo andare a fare un’escursione su al rifugio in Vallestrina ho risposto subito di si, n’avevo sentito parlare ed ero curiosa…
Sveglia alle 6.30, la giornata non si prospettava delle migliori, aprendo la finestra della mia camera la cima del Gigante, in altre parole del monte Cusna, era coperta dalla foschia.
Alle 8.00 ero già nella piazza del paese impaziente di partire come altre decine di persone.
Prendemmo la jeep e partimmo in direzione PIAN DEL MONTE poiché per un tratto di strada si poteva andare in macchina, intanto la giornata cominciava a rischiararsi.
Arrivammo al LAGACCIO e parcheggiammo le macchine poi con lo zaino in spalla cominciammo a salire a piedi, una salita dura che si addentrava in un bosco di faggi con tanto di letto di foglie e rami secchi che ci rendevano ancora più difficile la salita.
Dopo mezzora mi dissero “adesso viene il difficile, ma vedrai che quando sarai su in cima ne sarà valsa la pena”
Mi trovai di fronte ad una salita ripidissima che si riusciva a percorrere grazie ad un piccolo sentiero, che era stato creato dal passaggio di persone e cavalli.
Dopo 10 minuti di questa salita avevo il cuore in gola, dopo venti mi sentivo mancare, ma finalmente dopo mezzora la salita tremenda finì e mi trovai di pronte ad un prato con un’erba così soffice da sembrare moquette.
Intanto la foschia se n’era andata, lasciando il posto ad un sole che, s’intravedeva attraverso gli alberi verdi smeraldi, mossi da un soffio di vento, che mi rinfrescava il volto accaldato dalla fatica.
Poi……
Gli alberi si aprirono, e quello che mi si presentò davanti fu uno spettacolo da far mozzare il fiato, e mi resi conto di essere rimasta a bocca aperta di fronte alla meraviglia di quel paesaggio….
La montagna si presentava in tutto il suo splendore e circondava anzi no sembrava abbracciare la vallata sottostante dove in mezzo ad un boschetto si ergeva il rifugio di legno da poco ristrutturato. Davanti ad esso un barbecue fatto di sassi e acceso…
E un ruscello che mi separava da esso con un’acqua così limpida e fredda, non fresca, ma fredda poiché poche decine di metri più su vi era la sorgente.
Attraversai il ruscello, buttai a terra lo zaino e io con lui e mi misi a contemplare il paesaggio, sembrava veramente di essere su un altro pianeta. Gli unici rumori che si sentivano erano il cinguettio degli uccelli e il nitrire dei cavalli oltre alle voci di tutte le persone.
Cucinammo la carne e bevemmo del buon vino, qualcuno aveva portato la chitarra e cominciammo tutti a cantare..
Era un momento di vera pace, niente macchine niente smog e soprattutto niente cellulare (lassù prende poco) .
Eravamo solo noi, circondati dalla maestosità della natura, dove i fiori profumano ancora!!!
Purtroppo come tutte le cose belle devono finire.
Raccogliemmo le nostre cose e c’incamminammo verso le macchine, ma chiudendo la porta del rifugio percepii una strana sensazione, ripercorrendo il sentiero sentivo un vuoto dentro e la malinconia mi prevalse.
Mentre mi allontanavo con la jeep ripensavo alla giornata appena trascorsa e allo splendore del paesaggio nonché alle emozioni che esso mi aveva suscitato: bellezza gioia serenità pace interiore…che purtroppo nel mondo che stiamo vivendo sono emozioni preziose …come le nostre montagne..

Ramona Cattani

Storia, costumi e territorio

Val d’Asta: Lo Stemma

 

Torre del castello (Torraccia) con la guardia che ivi fu sempre presente.

Stemma Asta
Stemma Asta

La Rocca delle Scalelle

Il Castello della Penna di Novellano voluto dall’abate di Frassinoro a salvaguardia dei confini occidentali ha ispirato lo stemma che è tuttora il simbolo della Val d’Asta.
Tale stemma fu inciso su un macigno quadrato che dalla parte opposta aveva il contrassegno della comunità di Gazzano:le Scalelle. Poichè la comunità di Gazzano e di Asta si lamentavano con la podesteria di Minozzo perchè non venivano rispettati i confini, il Podestà pensò di far mettere alla bocchetta di Novellano, che segna i confini tra le due comunità, questo macigno.
Con il passare del tempo le lamentele sono finite e la comunità di Asta pensò di portare il macigno davanti alla chiesa di Asta. Lì fu tolto il simbolo delle Scalelle.

Val d’Asta: Storia

Correva l’anno 1164 quando l’imperatore Federico assegnava definitivamente i possedimenti del montis Aste alla Abbazia di Frassinoro.
Val d’Asta è una terra di storia che visitare un volta non basta. Ma ecco l’occasione per cominciare il nostro viaggio in questo periodo estivo dove insieme alle camminate che possiamo fare tra Castiglione e Febbio fino a Monteorsaro passando da Case Stantini, Case Bagatti e Case Balocchi arriviamo su in cima al Pian del Monte.
La natura e la tradizione nel teatro popolare del Maggio si fondono: una canzone sacra e profana che ha origini negli antichi inni al periodo di Maggio, l’Appennino Tosco-Emiliano è la sua terra originale.
Conosciamo così gli uomini che portano nel loro cuore questa tradizione e l’amore per la loro Terra e ridiamo e piangiamo assistendo alle storie che ci raccontano i dialettali indigeni.

Questo spazio nella rete è la nostra occasione per approfondire ciò che già amiamo, per incontrare gli uomini e le storie di questa terra, per registrare la vita della Val d’Asta.