Le miniere d’argento di Casalino

Le miniere d’argento di Casalino

Dalla galena, solfuro di piombo, un minerale dal quale si estrae il piombo, viene ricavato anche l’argento (galena argentifera); quest’ultimo però nelle miniere di Casalino di Ligonchio era in realtà presente in percentuali pari a poche unità per tonnellata. Ciononostante, nei secoli passati, spesso e volentieri l’estrazione dell’argento dalla galena argentifera, costituiva un guadagno aggiuntivo specialmente utile a quelle piccole miniere che avrebbero avuto difficoltà a sussistere con il solo ricavo ottenuto dall’estrazione del piombo.

Le miniere di Casalino di Ligonchio risultavano essere in attività nel XVII ma probabilmente erano conosciute già in precedenza.
Probabilmente furono le esigenze finanziarie del Ducato Estense che spinsero ad aprire miniere d’argento nel proprio, ovunque fosse possibile e minimamente remunerativo. Quelle di Casalino, situate su uno strapiombante ciglio sulla vallata dell’Ozola sul bordo degli Schiocchi, ebbero breve fortuna e di esse ormai restano poche tracce.

 

 

Qui le ultime attività estrattive furono condotte durante la prima guerra mondiale, impiegando alcuni prigionieri austrici: minatori provenienti dalla zona mineraria degli Alti Tauri e pertanto esperti in tale tipo di lavoro.

Essi trasportavano il manierale estratto raccogliendolo nei loro tipici ampi grembiuli di cuoio, difatti da qui deriva il nome attribuito alla “Grotta dei Grembiulucci”. Le tracce ancora visibili della miniera risalgono a quel periodo, quando la sua conduzione era destinata all’estrazione della galena di piombo. Gli accessi alle gallerie sono ora praticamente crollati ed il tempo e la natura stanno inesorabilmente cancellando ogni traccia di storia. Sulla sommità della miniera, a livello del terreno, resta ben individuabile un catino scavato nell’arenaria, nel quale veniva lavato il minerale grezzo per separarlo dalle impurità che venivano ammassate poco più in là, sul margine a strapiombo sull’Ozola, e dove parte di tali residui sono ancora visibili.

Arrivare alla miniera è abbastanza agevole: salendo dal borgo di Casalino sul sentiero C AI 625, poco sopra al paese si attraversa il rio Samagna (1171 m) , superatolo, a destra, si imbocca una carraia, percorrendo la quale e facendo attenzione a seguire l’indicazione suggerita da due segnali “M” incisi sul tronco di due faggi si arriva, dopo una discreta salita all’interno della faggeta, sul bordo degli Schiocchi nella zona delle antiche miniere di Casalino

place 1270 m 608502E-4907383N (0.20-5.20)(coordinate ED50 / UTM Zone 32N EPSG:23032)
Coordinate convertite in formato Google Map compatibile WGS84 GD grazie allo strumento di UltraSoft3D

Una facile escursione alla ricerca di un frammento del nostro passato. Percorrendo il sentiero è inevitabile pensare al duro lavoro dei minatori che qui vi avevano lavorato, quotidianamente costretti in una attività rischiosa entro stretti cunicoli scavati a mano tra la roccia; quale grande fatica per un misero guadagno.

 

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Il Cusna in autunno

Il Monte Cusna

“Gigante addormentato o bianco destriero par esser quel monte ai confini del cielo”. Così il poeta Emo Boni descrive il Cusna nella sua poesia “Quel monte”, e così appare agli occhi degli escursionisti e dei gitanti della domenica, da qualsiasi parte lo si guardi. Maestoso visto dal basso, arcigno e inaccessibile se guardato dal Sasso del Morto, il Gigante è una meta ambita in tutte le stagioni dai frequentatori della montagna. Diversi sono i sentieri di accesso. Ecco per voi una breve descrizione.

Il Cusna visto dal Sasso Morto
Il Cusna visto dal Sasso Morto

Dal rifugio Peschiera Zamboni occorre seguire il sentiero Cai n. 609 e poi il 617, abbastanza ripido, che dopo un bel tratto nel bosco aggira il Monte Contessa per ricongiungersi al sentiero 619 (proveniente anch’esso da Peschiera Zamboni, ma più lungo) che porta in vetta.

Il ponticello nei pressi della Peschiera Zamboni
Il ponticello nei pressi della Peschiera Zamboni

Dal rifugio Monte Orsaro si può decidere di seguire i sentieri n. 623A-623-625, oppure i n. 609-619. Il primo percorso segue per un bel tratto la strada forestale per poi infilarsi nel bosco, ed uscire allo scoperto poco prima dell’incrocio con il sentiero per i Prati di Sara. Il secondo invece, passa per il Ricovero Rio Grande, guada il torrente omonimo e giunge in vetta incrociando il sentiero n. 617 proveniente da Peschiera Zamboni.

Se entrate nel piccolo rifugio di Rio Grande, rimarrete sorpresi dall’enorme rana dipinta su una parete. Se poi alzate gli occhi verso il soffitto e lo illuminate con una torcia, potreste vedere la famigliola di ghiri che scorrazza sulle travi. Entrambi i percorsi offrono degli scenari da fiaba in autunno, con la natura che cambia colore e regala emozioni indimenticabili. In ogni caso potete fare il giro ad anello.

Il Cusna in autunno
Il Cusna in autunno

Dal Passone le alternative sono due: il sentiero di crinale n. 607, panoramico e di ampio respiro a quota 2000 metri e oltre (tocca le cime Monte La Piella mt. 2077, e Sasso del Morto mt. 2076), con vista a 360°, oppure il n. 623 per la Costa delle Veline, che nei pressi del laghetto di Cusna si inerpica fino in cima.
Da dove arrivare al Passone decidetelo voi.

Il crinale dal Sasso del Morto al Monte Piella
Il crinale dal Sasso del Morto al Monte Piella
Il Sasso del Morto e il Cusna
Il Sasso del Morto e il Cusna

Dal Lago di Presa Alta (Ligonchio), è necessario seguire per un breve tratto la strada forestale che porta ai rifugi Battisti e Bargetana, poi deviare a sinistra per il ripido sentiero 627. Al lago di Cusna incrocia il sentiero della Costa delle Veline. Proseguire in salita verso la vetta.

Da Casalino (Ligonchio), seguire il sentiero 625 per i Prati di Sara. Rimarrete estasiati dalla vista del Gigante che si specchia nel piccolo lago del Caricatore! Qui potete decidere di proseguire il sentiero 625 fino in vetta o deviare il percorso con il 635A che si ricongiunge con il n. 623 e propone due alternative: la prima devia a sinistra verso il rifugio Monte Orsaro, ma dopo poche centinaia di metri prosegue a destra fino in cima riprendendo il sentiero n. 625; la seconda alternativa, più lunga e ripida, segue a destra il n. 623 fino al lago di Cusna e da lì in cima.

Il Cusna dai Prati di Sara si specchia nel piccolo Lago del Caricatore
Il Cusna dai Prati di Sara si specchia nel piccolo Lago del Caricatore

Se invece siete troppo pigri per affrontare ardue salite, niente paura! L’alternativa esiste.

Raggiungete Febbio e lasciate l’auto a Rescadore, dove c’è un grande parcheggio. Poi recatevi al ristorante-pizzeria La Contessa, fate il biglietto della seggiovia e salite fino al crinale con le due seggiovie Mardonda e Fortino. Giunti sul crinale potete rilassarvi con un buon caffè sul terrazzo panoramico del rifugio Il Crinale, dopodiché proseguite fino al Monte Cusna aggirando la vetta. Il dislivello si fa sentire solo nell’ultimo tratto.

Potete anche salire in seggiovia e scendere a piedi. Se invece salite sul crinale a piedi, potete tranquillamente scendere con la seggiovia senza fare il biglietto. La seggiovia e il rifugio Il Crinale al momento sono aperti solo nel weekend, mentre dal 18 luglio l’apertura è giornaliera fino al 31 agosto. Nel mese di settembre riapriranno solo nel weekend.

Allora, cosa aspettate? Zaino in spalla e buon Cusna a tutti!

L’arrivo della seggiovia e il Rifugio Il Crinale
L’arrivo della seggiovia e il Rifugio Il Crinale

 

La vetta del Monte Cusna, mt. 2121
La vetta del Monte Cusna, mt. 2121
Vallestrina

Ritorno in Vallestrina

Tornare in Vallestrina è il sogno di chiunque ci sia stato almeno una volta.  L’occasione si è ripresentata per noi quando alcuni amici ci hanno invitato a passare qualche ora con loro presso il rifugio C. Battsti. Potevamo andare su utilizzando l’auto fin dove possibile, ma il viaggio a piedi ci ha attirato come una fetta di torta attira il goloso.

Partiti di prima mattina da Case Balocchi, il tragitto ci ha portato dalla strada provinciale fino a Pian del Monte da cui abbiamo preso il sentiero 611.

La torretta sopra Pian del Monte
La torretta sopra Pian del Monte

Dopo aver incontrato il sentiero 609 che porta da una parte verso Rescadore e Pian Vallese, siamo giunti sul sentiero 607 che da una parte porta a Case Civago fino al Monte Ravino; noi abbiamo preso la direzione Vallestrina. Dopo circa  2 ore di cammino dalla partenza ecco che ci si è presentata la valle incantata

Vallestrina
Vallestrina

E’ proprio come l’avevamo immaginata, un paradiso dove mente e cuore riposano in armonia con la natura.

Rifugio Leardo Zambonini
Rifugio Leardo Zambonini
Vallestrina
Vallestrina
Fiori di Vallestrina
Fiori di Vallestrina
Colori di Vallestrina
Colori di Vallestrina

La nostra gita ha proseguito fino al Passo di Vallestrina e poi, dopo circa mezz’ora, fino al Rifugio C.Battisti….ma questo è un altro racconto.

A proposito, per chi desiderasse prendere visione del percorso che abbiamo seguito è possibile consultare il seguente database

SentieriWEB

Monte Penna

Il Monte Penna

Il Monte Penna, o Monte di Asta, ma conosciuto anche come Penna di Novellano, è il simbolo della Val d’Asta per la sua forma inconfondibile e la sua formazione stratificata calcarenitico-marnosa del Flysch del Monte Caio. Pur non vantando una altitudine significativa (solo 1261 metri slm), dalla sua sommità si gode di uno spettacolare panorama a 360 gradi che spazia tutt’intorno dalla Pietra di Bismantova alla Val d’Asta e ai monti Torricella, Prampa e Cisa, alla catena del Monte Cusna e al Monte Ravino, fino ad incontrare più lontano la piramide del Monte Cimone, riconoscibile dalle costruzioni militari sulla vetta.

Nella notte fra il 4 e il 5 gennaio 2014, una consistente frana sul versante orientale del Monte Penna provocò il distacco da quota 1200 metri di giganteschi massi che raggiunsero la strada comunale La Sorba-Novellano, causandone l’interruzione per diversi mesi.

Monte Penna
Monte Penna

Fra i diversi percorsi per arrivare in cima, ho scelto quello meno conosciuto in quanto non segnato dal Cai, ma sicuramente molto appagante e non troppo impegnativo. D’inverno, con la neve, addirittura vi sorprenderà.

Punto di partenza: Castiglione, parcheggio dell’ufficio postale, coordinate 44.306023° N, 10.461109° E.

Altitudine minima: mt. 899.

Altitudine massima: mt. 1261.

Dislivello: mt. 362.

Difficoltà: facile fino alla parete, poi circa 10 metri di tratto difficoltoso, poi ripido fino alla cresta sommitale.

Lunghezza: circa 2400 mt. (4800 mt. a/r).

Passiamo davanti al Bar Ristorante “La Penna” per portarci in corrispondenza del civico 11, dove uno stradello asfaltato passa dietro le case e ci porta rapidamente in quota, diventando sterrato. Dopo 400 metri troviamo un bivio, ma una freccia in legno di colore giallo-nero ci indica di proseguire a sinistra per il Monte Penna. Questa è davvero una bella sorpresa, in quanto non essendo un sentiero “ufficiale” è comunque ben segnalato con segnavia di colore giallo-nero su tutto il percorso.

Ora il sentiero diventa un po’ ripido. Fra gli alberi spunta maestosa la Pietra di Bismantova. Raggiungiamo presto un altro bivio e seguiamo a sinistra il segnavia. Il percorso in questo punto è piacevolmente ondulato con qualche saliscendi e ci porta ad un altro bivio a 990 metri dalla partenza, ma questa volta ignoriamo il sentiero che scende a sinistra e proseguiamo invece in salita (coordinate 44,3048° N, 10,4717° E).

Troviamo altri bivi. Al primo seguiamo la freccia giallo-nera che ci indica a destra, al secondo ci dirigiamo a sinistra (troveremo il segnavia poco più avanti), al terzo andiamo ancora a sinistra, infine al quarto saliamo a destra (coordinate 44,3059° N, 10,4754° E). Ora siamo a 1500 metri dalla partenza e a quota 1077 e il sentiero si fa più ripido.

Dopo 250 metri incrociamo il sentiero Cai n. 611 che sale da Pian del Monte, e il nostro percorso d’ora in poi diventa quello “ufficiale” del Cai. Procediamo e seguiamo quindi senza indugio i segnavia bianco-rossi.

Da questo versante, il Monte Penna fa un po’ impressione; la stratificazione del Flysch da qui si vede vicinissima. Non vi nascondo che più mi avvicino e più mi dico che sono pazza a salire lassù, ma dissi la stessa frase mentre mi preparavo a salire sul Gran Sasso…

Su un albero a sinistra sono presenti sia il segnavia Cai sia quello giallo-nero e la scritta “Segui bianco-rosso”, ma ormai non c’è più pericolo di sbagliare e finalmente arriviamo ad una freccia del Cai che ci indica di andare a destra lungo il sentiero 611. Siamo a 100 metri dalla parete del Monte Penna.

Finora il percorso è stato piacevole, ora invece dobbiamo stare molto attenti. Raggiungiamo rapidamente la parete; il sentiero passa su facili roccette dove è necessario usare anche le mani. La roccia marnosa si sgretola facilmente, ma per fortuna si tratta di pochi metri e poi si riprende a salire abbastanza tranquillamente.

Curviamo a destra, il sentiero passa proprio sul bordo ed è necessario passo fermo. Ormai ci siamo quasi. I segnavia bianco-rossi sono sugli alberi alla nostra destra, ma ben presto gli alberi lasciano il posto alla testa pelata del Penna e saliamo quasi a vista in direzione di un paletto di legno del Cai.

Siamo finalmente in cresta a quota 1246. Il panorama è magnifico! Il Monte Cusna è davanti a noi. Cisa e Prampa fanno da sentinelle al Monte Torricella con la sua formazione a strati. La Pietra di Bismantova si staglia in lontananza.

Che dire… Ne è valsa la pena!

Ma la nostra escursione non è ancora finita, non siamo ancora sul punto più alto. Proseguendo sulla cresta in leggera salita, ammiriamo il panorama dalla parte opposta su Novellano e la vallata circostante. Riprendiamo ancora per qualche decina di metri fra gli alberi fino alla fine del crestone (il punto più alto è qui) e arriviamo ai resti di una baracca. C’è chi dice che era un ricovero di pastori, altre fonti affermano che si trattava di un rifugio utilizzato dai partigiani russi durante la Seconda Guerra Mondiale. Quello che invece salta all’occhio, è che siamo proprio sulla sommità della frana… il terreno è notevolmente spaccato in più punti e lo scivolamento verso il basso è evidente, e se proseguiamo per pochi metri lungo il sentiero 611 passiamo proprio sul ciglio da dove possiamo osservare la frana dall’alto. Sembra come se la terra dovesse mancarci da sotto ai piedi da un momento all’altro. Impressionante!

Monte Penna
Monte Penna

Sinceramente preferisco osservare l’altro panorama, quello splendido delle creste appenniniche reggiane over 2000, che come una barriera delimitano l’orizzonte e nascondono il sole al tramonto. Quindi facciamo dietro-front per un’ultima occhiata ai monti prima di scendere e poi si ritorna per lo stesso sentiero.

Cascata del Golfarone

Cascata del Golfarone

“Appennino Reggiano” è sinonimo di montagna, e “montagna” vuol dire sentieri da percorrere.

Ma chi potrebbe immaginare che dopo quella curva stretta sulla strada per Civago c’è un sentiero che conduce in pochi minuti in uno dei posti più suggestivi della Val d’Asta?

Cascata del Golfarone
Cascata del Golfarone

La cascata del Golfarone è un angolo nascosto che non ti aspetti, una piccola perla incastonata fra le rocce. Un luogo che, se non ti spiegano come arrivarci, non puoi inventarti di raggiungere.

Si trova lungo il torrente Secchiello. Dei bei saltelli caratterizzano il corso d’acqua a valle della cascata, che nel corso dei millenni ha scavato la roccia, formando piccole piscine cristalline poco profonde, ma che possono diventare pericolose in caso di scivolata.

Non pensate che sia un posto solitario. Tuttaltro. D’estate, molta gente trova refrigerio nei suoi pressi. Addirittura, qualcuno si cimenta in tuffi pericolosi dall’alto dei suoi 15 metri, o semplicemente si immerge nella piscina naturale alla sua base per fare il bagno. Anche i pescatori non disdegnano di calare le canne da pesca per catturare le trote fario.

 

 

Uno splendido scenario. Se volete raggiungerla, non cercatela su internet. Al massimo troverete tante fotografie e qualche cenno, e qualche scarsa indicazione per arrivarci. Il sentiero non è segnalato. Scordatevi di usare scarpe da trekking e abbigliamento tecnico: d’estate, un paio di scarpette da ginnastica e calzoni corti vanno più che bene, visto che per arrivare alla base della cascata è necessario guadare il torrente. Se volete cimentarvi d’inverno, usate gli stivali di gomma.

In totale sono circa 500 metri dall’inizio del sentiero alla cascata.

Cascata del Golfarone
Cascata del Golfarone

Accesso da Villa Minozzo: seguite le indicazioni per Civago. Oltrepassato Calizzo, ma prima del ponte di Governara, all’incirca al km. 19.700, subito dopo una curva troverete a sinistra un po’ di spazio per parcheggiare. Lasciate quindi l’auto alle coordinate 44,321937° N – 10,461611° E.

Tornate qualche metro indietro verso la curva e troverete un sentiero che scende. D’estate sarà sicuramente seminascosto dalla vegetazione, ma rimarrete sorpresi scoprendo che dopo pochi metri si trasforma in un bel sentiero largo e comodo.

Ignorate la carrareccia che si stacca sul lato sinistro e continuate sul sentiero con qualche piccolo saliscendi.  Le chiome degli alberi sono un bel toccasana per contrastare la calura estiva, e lo scroscio del torrente accompagnerà i vostri passi sulla terra battuta. Dovete arrivare sul bordo del torrente, più o meno alle coordinate 44,3209°N – 10,4629°E.

Guadate nel punto dove l’acqua è più bassa, poi dovrete passare sulle roccette, ma niente di pericoloso. Tuttavia prestate attenzione a non scivolare. Poi ancora un breve tratto su sentiero, poi ancora rocce fino alla base della cascata. I più arditi possono salire fra gli alberi a sinistra fino alla sommità della cascata.

Cosa aggiungere? Buona passeggiata, e godetevi questo angolo di paradiso. Sicuramente ne rimarrete entusiasti.

 

 

Rosa Palumbo

Monte Torricella

Monte Torricella

Monte Torricella
Monte Torricella

Basso o alto che sia, ogni monte ha il suo fascino. E il Monte Torricella, anche se dal lato escursionistico non presenta particolari attrattiv e, è sicuramente affascinante dal punto di vista geologico, rappresentando uno spettacolare esempio di flysch, roccia formata da una regolare alternanza di strati calcarei e strati marnosi.

Imponente e maestoso, e apparentemente inaccessibile, con la sua parete a strapiombo obliqua, ben visibile dalla strada della Val d’Asta, è invece una vetta facilmente raggiungibile, sia per la sua altezza di soli 1262 mt. slm, che per il sentiero, sconosciuto ai più, ma non ai locali, non segnalato, ma ben segnato sulla mappa dell’alto appennino reggiano. Il Monte Torricella può essere considerato uno dei luoghi meno frequentati della Val d’Asta.

Questo itinerario, facile e adatto a tutti, è percorribile in tutte le stagioni dell’anno, ma è sconsigliabile con il ghiaccio.

Accesso da Villa Minozzo: seguire le indicazioni per Ligonchio, ma dopo poche centinaia di metri svoltare a sinistra per Santonio – Coriano – Monteorsaro. Superati gli abitati di Coriano e Ca’ di Fontana, poco prima di un tornante parcheggiare l’auto alle coordinate 44,3227°N – 10,435°E.

Accesso da Febbio: proseguire verso Monteorsaro, oltrepassare il paese e ignorare la strada che sale a sinistra verso il Rifugio Monteorsaro (indicazioni), proseguendo diritto verso Coriano. Subito dopo un tornante qualche centinaio di metri prima di Ca’ di Fontana, parcheggiare l’auto alle coordinate 44,3227°N – 10,435°E.

Lunghezza percorso: km. 1,130

Tempo di percorrenza: 30 min. in salita, 20 min. in discesa.

Dislivello: mt. 175.

Difficoltà: facile.

Monte Torricella
Monte Torricella

Nei pressi del parcheggio, prendere lo stradello in discesa. Dopo circa 80 metri c’è un piccolo guado e il percorso inizia a salire. Ignorare il sentiero a destra che si incontra dopo altri 80 metri.

A 200 metri dalla partenza, alle coordinate 44,3212°N – 10,4351°E, c’è un altro incrocio ma noi proseguiamo diritto sul percorso principale, dove una freccia in legno indica “Monteorsaro”. Ora il sentiero si fa più ripido. Dopo altri 100 metri (300 m. dalla partenza) proseguire sulla destra a un altro bivio. Tutto si svolge in bosco di faggi.

Alle coordinate 44,3192°N – 10,436°E, il sentiero si biforca ancora. I due stradelli si incrociano poco più avanti, ma quello a destra è meno difficoltoso. Quindi prendiamo a destra, e dopo poche decine di metri curviamo a sinistra, proseguendo fino a incrociare l’altro sentiero.

Ancora altri 2 incroci, e a entrambi proseguiamo a sinistra. Continuiamo fino alle coordinate 44,3171°N – 10,4365°E, dove il sentiero si divide in tre. Ora siamo a 300 metri dalla vetta.

Prendiamo a sinistra, dove troveremo dei segnavia blu, prima su un sasso, poi su un albero, poi su alcuni paletti.

Ora dobbiamo prestare attenzione: dopo 160 metri (coordinate 44,3173°N – 10,4385°E, a 140 m. dalla vetta), troveremo dei paletti che salgono verso sinistra e il sentiero che invece scende diritto. Ignoriamo il sentiero e prendiamo la debole traccia a sinistra che sale fra gli alberi. Il percorso è agevole e lo seguiamo per 120 metri, finché non ci troveremo davanti al cocuzzolo del Monte Torricella. Qui dobbiamo salire a vista, ci sono delle tracce che portano in cima, ma sono solo 20 metri. Una croce in legno ci indica la vetta.

Se gli alberi non avessero conquistato la montagna, dal Monte Torricella si godrebbe un bellissimo panorama a 360 gradi. Invece, nonostante la vetta spoglia e brulla, si vedono bene il Monte Cimone, Monte Cisa e Monte Prampa, mentre la catena del Monte Cusna è coperta dagli alberi. Dal lato opposto, fra i rami si intravvedono la Pietra di Bismantova e la pianura.

Se volete mangiare un panino in santa pace, questo è il luogo ideale…

 

Rosa Palumbo

La vecchia ferrovia

Da Febbio si sale alla stazione turistica di Rescadore 1150 m (indicazioni per Febbio 2000), e dal grande parcheggio ci si porta all’ingresso del campeggio, per imboccare il sentiero 609 che ne aggira a destra la recinzione. Poco oltre la fine di essa ci si porta sul percorso originario della Via Maremmana, che attraversa l’attuale campeggio, per sbucare su una piana con radure a monte e a valle: siamo al Masareto 1150 m (0.10) ove fu progettata la stazione di partenza della vecchia ferrovia Febbio – Quara nel lontano 1917.

Tratto dal Parco Nazionale Appenino Tosco-Emiliano – Gli Itinerari

 

I sentieri

Sentiero 603 (2h 30m): da Civago a La Romita fino al Passo delle Forbici
Si attraversa un bosco ricco di castagni secolari. L’arrivo è al Passo delle Forbici, al confine con la Toscana. E’ possibile individuare questo passo perchè è lì presente una cappella con il cippo partigiano.

Sentiero 605 (2h 50m): da Case di Civago per l’Abetina Reale fino al Rifugio Battisti
Si passa per due ponti sul Dolo fino ad arrivare al rifugio Segheria. Quindi attraverso l’Abetina Reale si arriva al monte Prado e dopo poche svolte ecco il Rifugio.

Sentiero 607 (5h): da Case di Civago per Monte Ravino fino al Passone e quindi il Monte Cusna
E’ un percorso difficile all’inizio ma appena inerpicati su la vista è spettacolare.

Sentiero 609 (6h 30m): da Civago per Rescadore fino al Monte Orsaro quindi il Passo Cisa, Casalino e infine Ligonchio
E’ il sentiero della transumanza pastorale, è infatti anche detto il “sentiero dei pastori”. Dopo Ligonchio prosegue fino a Succiso. Durante la passeggiata è possibile deviare verso le frazioni di Case Balocchi e Riparotonda.

Sentiero 611 (2h 40m): da Pian del Monte fino al Passone
Questo percorso è l’alternativa al 615. Chi parte da Case Balocchi può arrivare senza difficoltà fino al rifugio Zambonini in Vallestrina. Si incrocia con il sentiero 615.

Sentiero 615 (2h 40m): da Rescadore fino al Pian Vallese quindi il Passone, Lama Lite fino al Rifugio Battisti
Questo sentiero porta fino al circo glaciale di Vallestrina, dal Passone si scende fino al Rifugio Battisti.

Sentiero 617 (3h): dalla Peschiera Zamboni fino al Monte Cusna
E’ il sentiero di chi vuole arrivare al Monte Cusna senza avere la tentazione di prendere per strade diverse.

Sentiero 621 (2h 50m): dal Monte Cagno passando per il Prampa fino a Monte Orsaro
Passando per questo sentiero si possono raggiungere le vette del Monte Cisa e del Monte Prampa.