Quattro mani

Quattro sassi a quattro mani

I sentimenti e le emozioni di due poeti naïf dopo la demolizione dell’Istituto di Maria, storica scuola professionale di Gazzano

Istituto di Maria
All’edificazione di questa costruzione ha partecipato il papà di Giorgio Chiesi. E’ stato, questo istituto, il luogo di formazione di molte generazioni di ragazze. Ospitava una sala polivalente che all’occasione diventava una palestra, il cinema, il teatro. A fine anno scolastico le ragazze esponevano quì i loro lavori in una mostra.

Quattro sassi

Un paese di montagna,
povertà ed ignoranza
poi l’intuito di chi sa
e…sassi su sassi,
con l’aiuto di chi conta,
uno sull’altro,
su…fino al tetto,
dentro, tante stanze
con banchi e insegnanti,
ragazze come allieve,
tanta voglia di sapere
e il buio lentamente
si fa luce nelle menti.
Poi cambia il tempo,
cambiano le priorità,
la fucina non serve più
è vecchia…obsoleta
senza anima, decade.
E’ negata, l’antica scuola,
senza alcun rimpianto,
pensando a cos’è stata
non una lacrima,
solo sassi su sassi
restano sono solo sassi,
e forse qualche ricordo
di ormai vecchie ragazze.

Adriano Zambonini e Fulvia Massardo

Questa opera è stata ideata da Adriano Zambonini. Grazie all’uso delle reti sociali (Facebook) Adriano ha condiviso i suoi sentimenti e le sue emozioni a Fulvia Massardo facendo sì che la fusione delle anime poetiche si  palesi in questa bellissima poesia
(Valdasta.IT)

 

Il Fuoco del Camino

Una storia intorno al fuoco

Una storia ascoltata nelle serate d’inverno attorno al fuoco a casa di mio nonno; come tutte le storie raccontate attorno al fuoco durante l’inverno è sicuramente ingigantita dalla fantasia ma un poco di verità forse c’era.

E’ la storia di Landìn, un fabbro di Casa Batti e delle paure o spiriti o presunti tali che si vedevano o sentivano in alcune zone.

Il Fuoco del Camino
Il Fuoco del Camino

Una sera al ritorno dal mercato di Villa Minozzo, questo signore si era fermato a Castiglione in osteria e, come tutti in quel tempo, ci si fermava per bere vino, si beveva vino e si raccontavano storie, anche storie di paure, come sicuramente era successo quella sera, così tra una storia e un bicchiere era giunta mezzanotte, e Landìn doveva rientrare a Case Bagatti, e la strada passava proprio di fianco al cimitero, dove dicevano che si sentivano gli spiriti. Facendosi coraggio si incamminò verso casa, naturalmente a piedi e in spalla gli acquisti del mercato.

Giunto nelle vicinanze del cimitero senti qualcosa che gli batteva nei polpacci, si girò ma non c’era nessuno, allungò il passo ma chi gli batteva nei polpacci lo faceva di nuovo, e non bastò camminare di corsa, sentì che lo battevano fino a che non oltrepassò la chiesa. Certo non erano vere e proprie botte ma sicuramente qualcosa lo toccava.

Rientrò a casa se non spaventato sicuramente intimorito e convinto di aver vissuto una storia soprannaturale.

Raccontò tutto alla moglie che lo aspettava ancora alzata, la quale un po’ si impressionò, ma poi andarono a dormire, Landìn mentre si spogliava cominciò a ridere fino a far indispettire la moglie e alla fine svelò il mistero: non erano gli spiriti a battere i suoi polpacci, ma la cinghia dei pantaloni che non si sa come si era slacciata e prima di sfilarsi tutta batteva nelle sue gambe.

Raccontata così non è una grande storia, ma per un bambino piccolo ascoltata in una sera di veglia attorno al fuoco che era anche l’unica fonte di luce, faceva molto effetto.

 

Anche loro

Una poesia dedicata a tutti quei borghi dove la storia è rimasta l’unica testimonianza di un passato che non torna più, borghi abbandonati dell’Appennino Reggiano

Anche loro

Il gracchiare della gazza di giorno,
Il lamento del gufo di notte
Le mura cadenti si ergono verso il cielo
e il sole allunga sinistre ombre sul terreno.
Eppure un tempo questo era un paese,
I ragazzi, poi vecchi erano vita,
Ora anche l’ultimo vecchio è andato lontano
e non potrà più tornare.
Ora le mura sono li, vecchie e…
La gazza di giorno, il gufo di notte,
urlano la loro solitudine.
Adriano Zambonini

Fabrizio Franceschi, Mulino Santa Lucia di Sotto a Villa Minozzo

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Prugnoli

I prugnoli e nonna Lavinia

Caro amico della Val d’Asta io questa sera ti parlo del Prugnolo, e il Prugnolo vale tutta l’attenzione possibile, ma partiamo dall’inizio. Ho trovato una donna di Po un paese vicino a Fivizzano che ama andare per funghi, e trova anche i Prugnoli; questo mi ha riportato a quando ero giovane e nei nostri boschi si raccoglieva di tutto.

Prugnoli
Prugnoli

Il Prugnolo era il primo raccolto del sottobosco e da poco si era sciolto la neve, andare per funghi era una liberazione, un assaggio di libertà dal freddo e dal disagio della neve, era anche una fonte di guadagno, i Prugnoli trovati si portavano all’osteria “dalla Rosa” la quale alla Domenica li rivendeva ai suoi commensali che arrivavano dalla bassa, così eravamo tutti soddisfatti e si poteva alleggerire anche il conto della spesa, perché devi sapere che di lire ne giravano veramente poche e tutti o quasi facevano gli acquisti facendo segnare l’importo di spesa pagando poi appena era possibile.

Anche questo nel mio girovagare me lo ero dimenticato e solo grazie a una donnetta minuta che mi ricorda molto mia nonna Lavinia, morta molto vecchia o così mi sembrava, mi ha fatto ricordare questi particolari, e associato ai primi Prugnoli mi viene da ricordare la tradizione delle uova colorate per Pasqua, uova quasi sempre colorate di rosso, e trovare l’uovo più duro era la soddisfazione di chi lo possedeva.

 

Adriano

 

 

Fontana del mio Paese

Una bellissima poesia scritta da chi è nato in Val d’Asta ed ha conosciuto quei luoghi e quelle persone di cui fa memoria con la poesia. Questa poesia è dedicata alla antica fontana dI Case Balocchi.

Fontana del mio Paese
di Adriano Zambonini

Scorri limpida o acqua che arrivi dai monti,
sei qui per dissetare uomini e animali,
sei qui dove le donne lavano i panni,
sei qui dove il paese si ritrova.
Fontana del mio paese,
dove i bambini giocano con i vecchi,
dove la vita prende forma e arriva a compimento
dove la tua acqua serve a tutti come il pane.
Fontana del mio paese dove sei?
non porti più acqua nemmeno per il viandante,
sei asciutta e secca, arida come noi,
noi che non leggiamo più nel sorriso dell’uomo,
noi che siamo soli e lo sappiamo,
noi che possiamo bere senza la fonte del paese
senza l’aiuto del vicino ,
noi che siamo autosufficienti in tutto,
noi che comunque senza il tuo esserci siamo soli.